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Avola col cuore, Orlandina squadra di categoria con qualche lacuna

L’editoriale


Si gioca a calcio, si arriva alla domenica, dove si pensa solo alla gara, perché? Non ci leggete allora! Tra la prima e la seconda giornata di eccellenza, ad Avola sono passati: Dante, Mefisto,  Paperon de Paperoni e la Banda Bassotti, per questo l’arrivo alla domenica è stata una liberazione. Porte aperte, pubblico e tifo, accoglienza gradevole e disponibile. Tutto quello che deve essere una domenica di calcio. Aspettative, tifare e raccontare la gara, con i soliti finali…ma abbiamo estratto alcuni spezzoni, che comunque appartengono alla domenica del calcio, ai 90 minuti.

Oltre 400 gli spettatori, sparuta presenza di tifosi ospiti, ed iniziamo a verificare che: le due squadre in campo hanno entrambi i tecnici. Nell’Avola debutta Nino Di Dio, con qualche giorno di presenza con i ragazzi, perché i rossoblù sono di età calcisticamente “fresca”,  con la voglia di buttarsi alle spalle un incubo e per loro conta giocare. Gli ospiti: l’Orlandina, grande presenza mediatica, quasi al seguito per girare un reality con l’obiettivodi puntare al vertice. Graziano Cesari è fra le star dirigenziali di questa società.

Tribuna: la tifoseria avolese è con un sorriso da record, sentono che il peggio si stia allontanando, sapendo che la dirigenza è “D’Origine Avolese Controllata”. Sempre in tribuna una rappresentanza di arbitri, chissà, pensavano di “taggarsi” con il Cesari. Comunque si gioca e come sempre il calcio ci sorprende. In campo è la squadra di casa che fa la star, corre spinge e si fa apprezzare per abnegazione, a tal punto che si porta in vantaggio, su punizione.

Fotografia dei due tecnici: Di Dio in piedi, che cerca di non far mollare la presa e l’impatto della gara ai suoi ragazzi. Greco, appoggiato su un angolo della panchina freddo, rigido, come una scala appoggiata al muro, con poca terra sotto i piedi. I rumors lo davano per spacciato in caso di risultato negativo, anche un pari e sta per diventare maceria alla traversa colpita sempre dall’Avola e sempre su punizione dalla stessa zolla, ma battuta da giocatore diverso. Prima considerazione e dubbio: il portierino dell’Orlandina ha difficoltà nell’inquadrare la barriera?

La tribuna è festosa, la tifoseria acclama i ragazzi ed inizia a chiedersi se gli avversari veramente sono da primato. Si supera il 30’ ed inizia una gara diversa, i ragazzi avolesi non sono coordinati, la copertura degli spazi inizia a dissolversi ed esce la differenza dei singoli e la forma fisica. L’Avola paga il caos dei giorni passati con la preparazione azzerata e la squadra avversaria punta il bersaglio grosso, che arriva sul finire del primo tempo. In tribuna c’è un momento di depressione, che neanche con chili di crema alla nocciola si solleva. Tra il primo ed il secondo tempo la tribuna commenta, ha fiducia ma riconosce che solo una seconda frazione gagliarda può portare il risultato positivo, perché anche un pari darebbe morale ed autostima, per i ragazzi soprattutto.

Si riparte, osserviamo ancora gli allenatori. Adesso se la giocano, con anche le rotazioni in panchina e notiamo che ci sono grandi differenze, reali. L’Orlandina fa il secondo gol e, come nella rete del pari, tutti i giocatori vanno a cercare “il Greco marmoreo”, perché sono tutti con lui, segnale inequivocabile verso la dirigenza.Adesso finisce il momentaneo sogno avolese, pur evidenziando che il portiere dell’Orlandina non sa piazzare la barriera, perché sempre su punizione l’Avola colpisce il secondo legno della gara. Il terzo gol dell’Orlandina arriva su una vera e propria papera difensiva, diventa vera la vittoria per i messinesi.

Considerazioni: l’Orlandina dimostra di essere una squadra di categoria. Ha giocatori che conoscono le letture di questo genere di partite, però ha lacune serie. Grandi movimenti mediatici, gemellaggi con grandi partner esteri di risonanza internazionale, ma la domanda nasce spontanea: Un portiere equiparato all’investimento? Nessun attacco al  giovane titolare, lungi da me, ma l’evidenza non si può ingannare…

Avola: per Di Dio c’è solo da lavorare il doppio, perché i ragazzi tengono 40 minuti su 90. Bruciati i tempi ed il lavoro di preparazione, pur partita con ritardo. Egli è coerente di questo, sa che ha una squadra giovane ed incompleta, adesso anche con il morale sotto i tacchi. Noi sottolineiamo che in campo si deve avere la fiducia tra di loro, il terzo gol è un caso evidente, non conta l’età ma la personalità e di formare il gruppo. Poi le congiunture dei casi, che possono cambiareil destino. L’Avola fra la gara di Coppa con il Rosolini e questa con l’Orlandina ha colpito quattro pali, ed andando a verificare le fasi delle gare ed il minutaggio, in caso di gol, avremmo raccontato una storia incredibile...



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Gian Paolo Montineri 18/09/2012
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