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“Del doman non v’è certezza” ma… con Giancarlo Betta, tecnico del settore giovanile dell’ormai “fu Siracusa calcio”.
Situazione frustrante. In città a Siracusa, ogni luogo, spazio, punto d’incontro e web, l’argomento è unico: la mancata iscrizione del Siracusa. Naturalmente le percentuali pro e contro sono tutte variabili, ma anche chi ha lavorato all’interno è stato colpito. Tecnici, assistenti, magazzinieri e tutto ciò che si stava creando in prospettiva, appunto per il futuro.
Fra questi un tecnico, che ad oggi ha mantenuto il suo aplomb, era fra quelli che poteva guidare il Siracusa in Lega Pro. Oggi totalmente opposto e senza ruolo, cioè disoccupato. Grande stima fra di noi, veniamo dalla gavetta. Il tecnico del settore giovanile del Siracusa, ma che ha anche guidato il Noto in D, due tornei Berretti vinti con il Siracusa Giancarlo Betta.
Ha una malinconica realtà dei fatti, ma è anche lucido e molto positivo. Una frusta che non vuole far male, ma stilettare la reazione, lo scudiscio per non far disperdere un prodotto di qualità. Il campionato del Siracusa lo è stato. Intervistato da Golsicilia.it dichiara:
«Non ci credo, è un colpo durissimo. Non ho nulla da rimproverare al presidente Salvoldi, a Mauceri ed all’avvocato Paolo Giuliano. Hanno spremuto tutto. Il mio rammarico sta nell’abituarsi ad accettare che accada, il dopo non ha alcuna rilevanza. Si poteva e si doveva tenere il Siracusa calcio vivo, c’erano tutte le potenzialità, quest’anno era l’anno del programma tecnico di investimento sul settore giovanile, avevamo un’annata Doc, quelli del 1995».
Ha lo spunto critico, anzi la prima scudisciata verso la città, si dimostra passionale e viva , ma non traduce in futuro economico. Si insinua anche il pensiero negativo, a qualcuno piace anche, forma di sadismo o altro. Chiude il lato negativo della sua analisi:
«Il fallimento del Siracusa calcio è lo specchio sociale di questa città che se reagisce lo fa sempre in ritardo. Dico “no” al non ripartire, “no” ad altra società, non ha senso. C’è la possibilità di ripartire dalla serie D, il parco giocatori esiste, lavoriamo con i giovani. Non accetto l’immobilità, capisco la delusione la frustrazione, si può e si deve, usciamo dalla cattiva abitudine di accettare il pessimismo».
Infine gli chiedo cosa farà e se pensa anche di aver disperso economicamente del denaro…
«Non ci penso al fattore economico. Certo il lavoro oggi non c’è, ma il mio spirito combattivo e positivo mi fornisce un grande slancio, ci si guarderà in giro, ma ho tanta voglia di azzurro!».
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