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Golsicilia.it ha intervistato in esclusiva Pierpaolo Alderisi, allenatore del Trecastagni. Con il tecnico dei gialloblu un confronto sull’attuale posizione in classifica della sua squadra, le difficoltà vissute nei mesi precedenti e il futuro alle pendici dell’Etna.
Dopo sei risultati utili nelle ultime sette partite, arriva una sosta di due settimane. E’ più un vantaggio o il contrario?
«Va da sé che la sosta costituisce quasi sempre un problema quando si è instaurata una continuità nei risultati, mentre dall’altra parte chi viene da un periodo negativo può rilanciarsi. Per noi si tratta della prima volta, e si porrà il problema di scendere in campo con la dovuta concentrazione per non compromettere quanto di buono fatto prima».
Dopo le due sconfitte di fila con Due Torri e Ragusa pensava di trovarsi con quattro punti di vantaggio sulla zona play-out a tre gare dalla fine?
«Già nel periodo invernale, con la fine del girone d’andata e la sessione di mercato in cui c’è stato modo di sistemare la squadra, credevo nella solidità di questo gruppo e nel fatto che alla lunga il nostro valore sarebbe uscito fuori. A supporto di questo mio pensiero interviene la speciale classifica dei gol subiti, in cui siamo i migliori dopo Ragusa e Messina. Non dico che fossi convinto sin dall’inizio, ma comunque ci speravo».
Come si è trovato a Trecastagni e quale società ha trovato, anche rispetto all’esperienza negativa che ha avuto a Belpasso l’anno scorso?
«Sono dispiaciuto per quanto accaduto a Belpasso, dove ho deciso di interrompere più per motivi etici che per altro, visto che all’improvviso era stata dimezzata la rosa a danno di ragazzi che avevo portato. A Trecastagni ho trovato una dirigenza che intende proporre un concetto nuovo: il progetto è partito un po’ in ritardo e con alcuni problemi all’inizio, ma abbiamo preso le giuste misure strada facendo. Qui c’è un ottimo ambiente, in cui è possibile lavorare bene e far crescere i giovani, per poi lanciarli in prima squadra: questa è la dimensione che deve avere una società come il Trecastagni, e per tenere fede ad essa ci vuole un’organizzazione a 360 gradi».
Abbiamo sempre notato nella squadra una certa armonia nel modo di stare in campo, non abbiamo visto elementi che svettavano rispetto agli altri. Ha trovato un gruppo predisposto in tal senso o ha impresso lei questa filosofia?
«Senza falsa modestia mi prendo io questo merito, considerando che sono arrivato alla quarta giornata. Nel girone d’andata ci mancava qualcosa a livello tecnico e siamo arrivati a patire un divario molto importante, ma anche quando abbiamo cominciato a risalire la classifica ho cercato in tutti i modi di tenere presente ai ragazzi che l’importante era l’essenziale, il concreto, quindi i gol e i punti: concentrarsi su ogni pallone e tenere alta la soglia dell’attenzione, non sempre a vantaggio della brillantezza. Rispetto al girone d’andata abbiamo cambiato 14 giocatori, e non sono pochi. Quando avremo conseguito un maggiore sviluppo e una struttura più solida potremo organizzare il nostro gioco in maniera diversa: adesso però vengono i fatti, poi magari ci sarà spazio anche per le parole».
Nella sua carriera di allenatore ha dei modelli di riferimento per modo di giocare o di comportarsi, oppure si ritiene unico?
«Non dico di avere dei modelli, ma comunque riconosco di essere sempre attento a trarre beneficio delle novità proposte dai colleghi nei livelli professionistici. Non ho riferimenti particolari riguardo il gioco, la mia priorità è quella di adattare il modulo alle caratteristiche dei giocatori. Quanto all’aspetto organizzativo, un punto cardine del mio lavoro è quello di mettere alla base di tutto un gruppo, con ideali e sani principi: senza di esso, non si può pensare una squadra».
In un campionato come l’Eccellenza quanto è importante l’esperienza di giocatori come i due Femiano, D’Antone ed altri?
«Si tratta di giocatori che certamente non scopro io, il loro valore si conosce. I due Femiano li ho trovati quando sono arrivato a metà ottobre, mentre D’Antone è un giocatore che ho voluto fortissimamente qui: è un portiere che può garantire dieci punti a campionato e sta rispettando questa sua caratteristica finora. Si tratta di elementi che hanno un peso specifico determinante nel contesto di una rosa mediamente giovane, anche se non mi piace molto parlare dei singoli».
Affronterete le ultime tre gare contro squadre che hanno sostanzialmente poco da chiedere ai rispettivi campionati. Quante sono, in questo momento, le probabilità che il Trecastagni si salvi?
«A questo punto è inutile nascondersi: adesso che siamo con quattro punti sulla zona playout a tre gare dalla fine, l’ultima delle quali tra l’altro con l’Enna, e dopo tutte le difficoltà che abbiamo passato direi che il grosso è alle spalle, il più è fatto. Non dovremo comunque farci prendere dalla rilassatezza, magari facendoci indurre in tal senso dal calendario semplice».
Chiudiamo con una domanda sul futuro: le piacerebbe rimanere al Trecastagni, in questo ambiente e in questa società?
«Qui conservo ricordi importanti, avendo anche un trascorso da giocatore, e sono legatissimo alle persone che fanno parte di questo ambiente. Mi farebbe piacere continuare, ma io mi considero un allenatore da progetto e vorrei confrontare le mie idee con quelle del presidente: se ci sarà la possibilità di realizzarle, sarei molto contento di continuare».
Grazie a Pierpaolo Alderisi e in bocca al lupo per il finale di campionato.
«Crepi, grazie a voi e buon lavoro».
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