



Ecc. A: primo k.o. per l'Akragas, 6 su 6 per il Marsala, all'Alcamo il big match
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Palermo, ora et labora
Il nostro editoriale odierno non andrà a toccare alcun tema legato alla gara pareggiata, ieri, dal Palermo a Parma. Per stendere una disamina o esprimere una valutazione bisogna vederle le partite, non immaginarle. Il nostro concetto di giornalismo è ben lungi dal raccontare “per sentito dire”. La nostra cronaca della partita è frutto di quanto abbiamo potuto constatare in maniera diretta, non attraverso le parole, seppur autorevoli, di qualche collega. Noi la pensiamo così.
Ieri al “Tardini” non si doveva giocare. Lo sapevano in Prefettura, lo confermavano in Comune e lo ribadivano, nel corso del match fantasma, anche quegli spettatori che per larghi tratti del primo tempo contestavano la scelta di scendere in campo con sonori fischi. L’unico che non è riuscito a comprendere l’ovvietà della decisione è stato il signor Banti di Livorno. Il quale, con una cervellotica presa di posizione, ha decretato il “Tutti in campo a tutti i costi”.
Sconfessando, come accennavamo, le indicazioni provenienti da Prefettura e Comune di Parma. Dalla prima, raggiunta dalla nostra redazione attorno alle 17.15, ci riferivano: «Al momento non è previsto alcun vertice, ma la situazione potrebbe evolversi nelle prossime ore, forse nei prossimi minuti. Il rischio che il match non si disputi c'è, in questo momento a Parma c'è nebbia, soprattutto nelle zone del centro. Il bollettino meteo prevede nebbia sino alle prime ore della notte, la situazione per il momento è questa. Ribadiamo: al momento viene presa in considerazione la possibilità di un rinvio». Mezz’ora dopo, per la precisione alle 17.45, Golsicilia.it contattava il Comune che esprimeva la seguente posizione: «La nebbia non vuol saperne di diradarsi. Stando alle notizie che ci giungono dallo stadio, ci sarebbero serie difficoltà di visibilità da una porta all'altra. Ci teniamo costantemente aggiornati con il "Tardini". Ne sapremo di più quando arriverà l'arbitro. Se continua così, rinviare la gara sarà una conseguenza inevitabile».
Anche alcuni calciatori, Benussi in primis, davano forza al partito del rinvio. Si esprimeva così il portiere rosanero al termine dell’incontro: «Sinceramente pensavo di non scendere in campo, la nebbia era davvero fitta. Non riuscivo a vedere i miei compagni a centrocampo, infatti quando dovevo rilanciare calciavo a casaccio senza avere alcun tipo di riferimento».
E invece no, Banti arrivava allo stadio confermando che la gara si sarebbe disputata regolarmente. Una scelta oltremodo penalizzante per chi ha dovuto sopportare i cinque gradi del “Tardini” senza poter vedere quasi nulla e per chi a casa si è ritrovato, per larghi tratti dell’incontro, con lo schermo grigio e la magra consolazione di una coperta in più rispetto a chi si era recato allo stadio. A vincere è stato il calcio dei diritti televisivi, della diretta a tutti i costi. Ad essere premiata la parcellizzazione di uno sport che nasce come elemento di aggregazione tra gli appassionati, unico reale motore del mondo del pallone. Loro lo chiamano spezzatino e ne fanno un motivo di vanto. A noi lo spezzatino non piace. Non lo digeriamo. Per dirla tutta, ci va proprio di traverso. Vi chiederete: cosa c’entra Banti con tutto questo? Nulla, ma il fischietto di Livorno avrebbe potuto e dovuto tutelare il pubblico con una semplice frase, con tre semplicissime parole: non si gioca. Evidentemente costa troppo garantire chi paga e vuol vedere. Paradossi di un calcio malato.
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