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Focoso e scatenato in campo, come durante l'ultimo quarto d'ora contro il Città di Vittoria, in cui con la propria squadra in 7 contro 10 ha chiuso la porta a doppia mandata; sereno e disteso davanti al microfono, dopo la seduta di allenamento appena sostenuta insieme ai suoi compagni e agli ordini di mister Coppa ieri pomeriggio al "Polivalente". Ciascun calciatore ha i suoi modi di essere o di apparire dentro e fuori dal campo: ciò vale anche per Paolo Saia, da quest'anno numero uno dell'Acicatena, che dopo le fatiche dell'allenamento si è prestato alla nostra intervista, parlando del lavoro quotidiano in squadra, del sorprendente inizio di stagione e della personale ricetta per non cadere nonchè delle gioie e dei dolori della sua carriera.
Quest'estate lei è approdato all'Acicatena, dopo le esperienze a Palazzolo e ad Enna. Come ti trovi in questa nuova realtà?
«Io penso che i numeri parlino da soli. Posso dire di avere dei compagni veramente in gamba, di lavorare con un allenatore in gamba, di avere alle spalle una società importante e di essere contento della scelta che ho fatto venendo qui».
Zero gol subiti in quattro partite giocate in campionato finora, ma soprattutto zero gol subiti nella partita di domenica scorsa contro il Città di Vittoria, che avete vinto chiudendo in 7 contro 10. Al di là dei suoi interventi decisivi, la difesa ha limitato in maniera significativa le occasioni da gol degli avversari. Qual è il suo segreto?
«Il segreto parte da una duplice base: lavorare con giocatori capaci di difendere e sacrificarsi, cosa questa che coinvolge tutti, dall'allenatore al magazziniere. Per noi è importante non mollare mai, e speriamo di avere questa forza il più a lungo possibile».
Come si trova con mister Marco Coppa, alla sua prima esperienza da allenatore?
«Valutandolo sotto l'aspetto umano posso dire che è una grande persona; sotto l'aspetto tecnico spero che continui a lavorare bene qui, e noi tutti siamo chiamati a migliorarci: questa è una cosa fondamentale».
Secondo lei quale deve essere la caratteristica più importante per un portiere?
«Trovo che al di là delle qualità tecniche e dell'esperienza, la cosa più importante per un portiere è scendere in campo con la giusta concentrazione: non deve mancare la testa. In tal senso mi trovo attualmente molto bene con il preparatore dei portieri, Ferrone, che si concentra non solo sul lavoro atletico ma anche sulla cura dell'aspetto psicologico, che conta molto. Tra l'altro per una difesa è positivo avere alle spalle un portiere mentalmente solido, e tale attributo non deve mancare neanche agli elementi di esperienza all'interno di un gruppo che devono dare una mano a quelli più giovani».
Nella tua carriera c'è stato un evento che rappresenta per te motivo di rimpianto?
«Nel 2007 ho avuto l'opportunità di andare a giocare in piazze come Sassuolo, Pistoia e Gela, ma non l'ho sfruttata, dando troppa fiducia a persone che col passare del tempo mi hanno voltato le spalle. Cerco di rimediare a questo con il pensiero che lavorando bene e giocando, sia che si abbiano 30 anni sia che se ne abbiano 20, un'opportunità si può ripresentare».
E il momento più bello?
«E' stato l'anno scorso, quando ero all'Enna e giocai il playout di Eccellenza: lì parai il rigore decisivo per la salvezza. Certi gesti e certi momenti, a prescindere dallo scenario e dalla categoria, prendono il sopravvento rispetto ad altri, perchè sono quelli che emotivamente lasciano ricordi più intensi».
Il suo proposito per questa stagione?
«Quello di continuare così, senza adagiarci. Dobbiamo prima di tutto raggiungere la quota salvezza, dopodichè cercheremo di toglierci qualche soddisfazione. Sempre lavorando a fari spenti».
Grazie a Paolo Saia e in bocca al lupo a lui e al suo Acicatena
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