




Alessandro Potenza è intervenuto questo pomeriggio in conferenza stampa al centro sportivo di Torre del Grifo. Queste le fasi salienti dell’incontro con i cronisti dell'ex terzino dell'Under 21:
PUNTO FERMO «Potevo andare in Premier League, ma sono rimasto qui. La sensazione positiva e, nonostante le voci di mercato, ho sempre dato il massimo negli allenamenti».
CENTRALE «Sto trovando spazio da centrale per necessità, sono contento di questo ruolo perché mi trovo bene e per me non è una novità. Sono sceso in campo da centrale un anno con le maglie di Maiorca, Genoa e spesso anche con l’Under 21. Inoltre, alla Fiorentina, ho rotto con Prandelli proprio perché lui mi vedeva esclusivamente come difensore centrale, ma io non accettai il suo consiglio e mi mise fuori squadra. Come terzino mi diverto di più, ma se avessi dimostrato un po’ di umiltà probabilmente avrei scoperto che il mio ruolo ideale è proprio questo».
PUNTO DI FORZA «Per gli addetti ai lavori il Catania negli ultimi tre anni ha dimostrato di essere un’ottima squadra in fase di possesso palla. Tuttavia, stiamo cercando di migliorare anche in fase di non possesso. Con il Brescia abbiamo visto grandi cose nel primo tempo, ma nel secondo tempo quei contropiede avrebbero potuto essere letali se fosse stata una squadra di maggior spessore contro il Brescia nel primo tempo. Con umiltà contropiedi ci avrebbero punito».
PARMA «Arrivai al Parma in prestito dall’Inter nel gennaio 2004 dopo una breve parentesi all’Ancona. Nelle Marche avrei potuto giocare con più continuità e guadagnare di più, ma era una squadra disorganizzata e prossima al fallimento. Con i ducali mi sono tolto soddisfazioni, esordendo in Coppa Uefa contro il Maribor, e lottammo fino all’ultima giornata per la Champions League, ma arrivammo quinti. È una città in cui mi sono trovato bene e si vive bene. Con Baldini mi trovavo bene, è un allenatore che mi ha dato tanto soprattutto a livello caratteriale. Un ricordo? In ritiro ci faceva allenare tre volte al giorno. La sfida di domenica? Scenderanno in campo due squadre che si equivalgono».
SCIOPERO «Se non si trova l’accordo è giusto che si faccia, visto che noi calciatori siamo dei lavoratori dipendenti. Considerando quanto guadagnamo, mi vergognerei se un minatore mi chiedesse il motivo del nostro sciopero. Però, dai politici, che hanno stipendi elevatissimi, non accetto nessun tipo di critica».
SALTO DI QUALITA’ «In questi ultimi tre anni abbiamo dimostrato di aver sempre bisogno di schiaffi prima di rispondere. Quando riusciamo a trovare quella maturità per affrontare ogni partita, in quel caso saremmo in grado di raggiungere obiettivi importanti».
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