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Bucciarelli a GS.it: «Vi racconto come era giocare nel Napoli di Maradona. Contento per il Giarre»
Nato e cresciuto calcisticamente all'ombra del Vesuvio, Antonio Bucciarelli era un centrocampista dai piedi buoni passato alle cronache sportive per avere giocato, alla seconda presenza in Serie A, l'11 giugno 1989 con la mitica maglia numero 10 al posto del grande Diego Armando Maradona, in occasione di un match tra l'Ascoli ed il suo Napoli. Vinto lo scudetto nella stagione successiva 1989/1990 con due presenze all'attivo, Bucciarelli lascia il Napoli neocampione d'Italia per accasarsi al Giarre, compagine siciliana che militava in Serie C-1 girone B. Con la squadra ionica Bucciarelli resta per quattro annate e con le sue 76 presenze condite da tre reti, contribuisce agli anni migliori del club gialloblu che in quelle stagioni sfiora per varie volte la storica promozione in Serie B. Andato via da Giarre per accasarsi alla Nocerina e poi al Tricase, il legame di Bucciarelli con la Sicilia resta forte tanto che nel corso della sua carriera rientrerà in Trinacria per giocare con Trapani, Vittoria, Siracusa e di nuovo Giarre nel 2005. Appese le scarpette al chiodo, Bucciarelli ha iniziato la carriera di allenatore e da un paio di anni guida la Fiumedreddese, società della provincia di Catania a pochi chilometri da Giarre, la quale attualmente milita nel torneo di Promozione. Intervistato in esclusiva da Golsicilia.it, Bucciarelli ha ripercorso la sua carriera di calciatore ed ha parlato del suo nuovo percorso di tecnico.
Antonio, l'11 giugno 1989, alla tua seconda presenza in Serie A, hai avuto l'onore di giocare al posto di Maradona indossando la sua storica maglia numero dieci in occasione di un match contro l'Ascoli. Che ricordo conservi di quell'esperienza?
«Sostituire il calciatore che allora era il più forte al mondo penso che sia una soddisfazione enorme per chiunque; soprattutto per un giovane giocatore alle prime armi come me all'epoca, è stato davvero il massimo e quella per me fu la più grande soddisfazione della mia vita calcistica. In occasione di quella gara ero un giovane di quasi 19 anni ed ebbi modo di indossare una maglia, la quale chiaramente era di grande spessore. Quella contro l'Ascoli per me fu la seconda presenza in Serie A ed ebbi modo di esordire in campionato nella domenica precedente contro la Sampdoria. Poi per me, da napoletano, giocare in Serie A nella squadra della mia città con la maglia di Maradona è stata una sensazione indescrivibile anche perchè il Napoli è stata la squadra per cui ho tifato fin da bambino e ritrovarmi a giocare insieme ai miei idoli da ragazzo è stata una soddisfazione enorme. Per me quello di giocare al posto di Maradona è stato il ricordo più bello della mia carriera pure perchè non capita a tutti di sostituire colui che secondo molti resta il più forte calciatore di tutti i tempi. Per me Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi non solo per quello che ha fatto con il Napoli, bensì per la sua carriera in generale».
Per te da napoletano come è stato giocare nel Napoli di Maradona?
«Erano momenti emozionanti ed importanti. Da parte mia sono stato davvero onorato di potere esordire in un contesto del genere con calciatori così importanti perchè al di là di Maradona, quel Napoli era una squadra fortissima e credo che quello sia stato il più forte Napoli della storia. Già per me, solo fare parte di quell'organico di calciatori, fu un qualcosa di fondamentale e fu un motivo di grande orgoglio. Venni chiamato in prima squadra dal tecnico Bianchi ed ebbi modo di apprezzare da vicino quella grande squadra e quei grandi calciatori, i quali erano dei grandi campioni anche a livello umano perchè si dimostravano sempre disponibili nei confronti dei più giovani. C'era un grande spogliatoio che ebbi modo di vivere e quel gruppo era formato da grandi uomini e non a caso quel Napoli raggiunse grandi obiettivi».
In che rapporti eri con Maradona?
«Di Maradona ricordo soprattutto un episodio; in occasione del mio esordio in Serie A contro la Sampdoria di cui ti ho detto prima, Maradona per festeggiare la mia prima presenza in campionato, mi chiamò per un brindisi negli spogliatoi insieme al tecnico Bianchi e lui mi fece gli auguri per il mio esordio in Serie A, un altro episodio per me fondamentale dato che ero un giovane ed avevo debuttato con la squadra della mia città. In due anni con il Napoli giocai quattro partite di Serie A, un paio di Coppa Italia e collezionai circa una trentina di presenze in panchina, comprese le Coppe europee».
Nella stagione 1989/1990 hai fatto parte del Napoli che vinse il secondo scudetto. Per te da napoletano, come è stato vincere il campionato con la maglia azzurra della squadra della tua città?
«Sono sensazioni uniche non solo a livello personale, ma anche per quello che trasmette il pubblico napoletano formato da gente calorosa che tifa per la propria squadra dal primo al novantesimo minuto in ogni situazione tanto che per questo i napoletani sono famosi in tutto il mondo per il loro affetto ed ancora oggi si può riscontrare questa cosa. Sono emozioni uniche difficili da descrivere con le parole perchè bisogna viverle per rendersene conto. Diciamo che in quel campionato feci due presenze ed ebbi modo di fare parte minimamente di quella grande squadra, ma per me da giovane calciatore quale ero la cosa più importante era quella di esserci».
Per l'annata successiva ti trasferisci in Sicilia e ti accasi al Giarre in Serie C-1, società dove giocherai fino al 1994 collezionando 76 presenze e 3 reti...
«La Serie C-1 giocata a Giarre è stato un qualcosa di eccezionale, soprattutto le prime tre stagioni. Sono stati anni fantastici dove noi come squadra ci potevamo esprimere al massimo dato che intorno a noi c'era un ambiente molto positivo, sano e pulito. Poi c'era una grande società che aveva costruito una bella situazione calcistica; c'era una bella sintonia fra società, pubblico, tifosi, città, squadra ed ambiente. Quella squadra era formata prima di tutto da grandi uomini e tutt'oggi mantengo buoni rapporti di amicizia con i miei compagni di quelle annate. Di quelle stagioni al Giarre ho solo ricordi positivi ed infatti siamo riusciti ad ottenere dei grandi risultati, sfiorando la promozione in Serie B in un paio di occasioni sia con il tecnico Angelo Orazi, poi passato al Palermo, sia con mister Giampiero Ventura nel 1992/1993. Con entrambi questi allentatori, credo che abbiamo espresso il miglior calcio della storia del Giarre tanto che soprattutto con Ventura in panchina, spesso uscivamo dagli stadi fra gli applausi dei tifosi avversari per il gioco messo in campo. Ti posso dire che soprattutto con Ventura, dal punto di vista del gioco eravamo una squadra sincronizzata al massimo e sapevamo a memoria i movimenti da fare».
Secondo te a quel Giarre cosa è mancato per andare in Serie B?
«Credo che non siamo andati in Serie B per dettagli, ma anche per questioni di fortuna, la quale ci è venuta a mancare nei momenti importanti dato che nel calcio conta pure questo fattore. Poi sicuramente quella squadra in determinate partite ha dovuto fare a meno di calciatori importanti soprattutto nella stagione con Orazi in panchina e sicuramente anche questo ha inciso».
Ti elenco due derby siciliani della stagione 1992/1993: Catania-Giarre 0-1, match deciso da un tuo gol, e Giarre-Acireale 3-3...
«Io sono stato un calciatore che ha sempre segnato pochi gol perchè nel mio ruolo di centrocampista ero più un rifinitore e più che altro facevo gli assist; di conseguenza la mia rete al Catania l'ha ricordo con molto piacere perchè in carriera ho fatto pochi gol e le reti che ho fatto le ricordo tutte molto bene. Segnai quella rete decisiva in un derby giocato in uno stadio importante ed inoltre segnai quasi alla fine, per cui fu una grande emozione. Ricordo molto bene la dinamica dell'azione: Sanseverino rubò palla a centrocampo e mi fece un passaggio filtrante, io mi infilai fra i difensori avversari, segnai e fu l'apoteosi per tutti, compresi i nostri tifosi. Riguardo il derby contro l'Acireale, fu una partita stupenda per come si era sviluppata e per me si era giocata da entrambe le parti tanto che, a distanza di 21 anni, i tifosi ricordano quel match soprattutto per lo spettacolo e per le emozioni. C'è da dire che noi uscimmo da quella gara con parecchio rammarico a causa di un calcio di rigore fallito: vincevamo 3-1, sfiorammo anche il 4-1 e poi finì 3-3 anche perchè comunque quell'Acireale era una grande squadra. Credo che se avessimo vinto quella gara, probabilmente saremmo andati in Serie B, però si sa che nel calcio con i se o con i ma, non si va da nessuna parte».
Il Giarre è ritornato in Eccellenza. Qual è il tuo pensiero a riguardo?
«Mi fa tantissimo piacere perchè resto sempre molto legato al Giarre ed ho dei bei ricordi con quella maglia. Spero che il Giarre possa ritornare nel calcio che conta perchè lo merita e la piazza giarrese è davvero importante. Seguo spesso il Giarre e conosco il presidente Giovanni Di Martino, il quale insieme a tutta la dirigenza fa tanti sacrifici per portare avanti la società. Spero che la promozione in Eccellenza sia solo l'inizio di una decisa risalita verso categorie più prestigiose perchè i giarresi meritano grandi soddisfazioni. Mi auguro con tutto il cuore che Di Martino venga aiutato dall'imprenditoria locale perchè da solo sicuramente non potrà riportare il Giarre fra i professionisti, ma di certo l'Eccellenza già rappresenta una categoria ideale per programmare un bel futuro».
Dopo essere andato via da Giarre, nel corso della tua carriera sei tornato in Sicilia per giocare con le maglie di Trapani, Siracusa, Vittoria e poi di nuovo Giarre...
«Sono state tutte esperienze positive. Sicuramente ricordo con maggiore piacere l'avventura a Vittoria, dove nel 2003/2004 abbiamo conquistato la promozione in Serie C-1 dopo avere vinto i play off, battendo in finale una corazzata come il Brindisi e concludendo al massimo una stagione iniziata maluccio. A Vittoria ricordo con piacere che nel girone di ritorno abbiamo fatto una cavalcata spettacolare, anche grazie a mister Nevio Orlandi che ci diede tanta serenità fin dal suo arrivo».
Dal 2012 hai iniziato la tua carriera di allenatore con la Fiumedreddese, società di Promozione...
«Si, per me il calcio resta una grande passione e diciamo che da qualche anno mi sono rimesso in gioco ed alleno la Fiumefreddese. Questo ruolo mi piace e lo faccio con passione anche se non ho grande esperienza in questo ambito. Tuttavia, con questa società siamo riusciti a mantenere la categoria ed anche quest'anno abbiamo fatto bene raggiungendo gli obiettivi prefissati e mettendo in mostra dei giovani interessanti. Ringrazio la società della Fiumedreddese nelle persone dei presidenti Lo Giudice e Zingale che mi hanno dato quest'opportunità. Lavorare con i giovani è un qualcosa di stimolante e simpatico perchè si ha l'occasione di fare crescere i ragazzi e vedere ogni giorno i loro miglioramenti; già questa è una soddisfazione».
Che tipo di allenatore sei?
«Nel corso della mia carriera ho avuto dei bravi allenatori come Orazi, Ventura e Del Neri, il quale mi ha allenato alla Nocerina. Diciamo che tutti loro mi hanno lasciato un'impronta. In questi anni ho avuto modo di lavorare molto con i giovani calciatori ed ho avuto modo di farli crescere e maturare, cercando di dargli i consigli giusti. Mi piace lavorare sull'aspetto mentale dei ragazzi, oltre che su quello tecnico. Riguardo le mie idee tattiche, a me piace fare giocare le mie squadre con semplicità poichè il calcio prima di tutto è un gioco semplice. La mia formazione ideale non prevede tatticismi esasperati e gioca senza fare barricate perchè bisogna sempre provare ad imporre il proprio gioco contro tutti».
Di seguito ecco alcuni video sulla carriera di Antonio Bucciarelli