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Eddy Baggio a GS.it: «Che emozione con il Taranto! Il gol di Fini fu incredibile»

«Pulvirenti è una persona eccezionale e la squadra si salverà»


Tornano a farsi sentire le grandi voci del passato rossazzurro. Questa volta ai nostri microfoni è intervenuto in esclusiva Eddy Baggio, indimenticato bomber dei primi anni duemila e autore di ben diciotto reti nella stagione 2001-02, quella del ritorno in serie B dopo quindici anni.
 
Innanzitutto è un piacere avere ai nostri microfoni un protagonista del passato rossazzurro. 
 
«Vi ringrazio con immenso piacere». 
 
Cominciamo questa intervista ''Amarcord'' con una domanda sul tuo approdo al Catania nell'estate 2001. La società riponeva in te grandi aspettative poiché provenivi da un'esperienza in serie B con l'Ancona e anche perché dovevi ''sostituire'' un altro grande attaccante come Alessandro Ambrosi. 
 
«È stata una decisione molto veloce. Io avevo fatto un buon campionato in B però dal punto di vista ambientale avevo avuto diversi problemi perché arrivavo dall'Ascoli (Baggio giocò con la squadra picena nella stagione 1999-00 ndr), quindi ad Ancona era un derby molto sentito, avevo fatto anche gol quindi i tifosi non me l'avevano perdonata. Volevo cambiare aria, è arrivata la possibilità di andare a Catania, una piazza molto ambita. Scendere di categoria per me non è stato un problema perché c'erano le basi per andare in B, la piazza era molto importante e quindi è stata una scelta molto veloce». 
 
L'inizio per voi fu tutt'altro che semplice. I primi impegni stagionali li giocaste sul neutro di Caltanissetta per la squalifica del Cibali (dovuta al caso Currò), e incappaste in qualche passo falso. 
 
«Si, è stato un inizio un po' difficile anche dal punto di vista personale ma più in generale come squadra perché c'erano tanti giocatori nuovi e ci furono delle difficoltà. Poi le cose sono migliorate, io ho iniziato a fare gol e, specialmente nel girone di ritorno, siamo andati a migliorare e chiudemmo il campionato al terzo posto. Se finivamo un po' meglio potevamo sperare di vincerlo ma davanti avevamo l'Ascoli che aveva fatto un grande campionato e poi siamo saliti attraverso i play-off». 
 
Secondo te quale fu il momento di svolta di quella stagione. 
 
«È difficile dire un momento soltanto. È chiaro che c'era la consapevolezza di essere un'ottima squadra e di arrivare come minimo ai play-off. Arrivati la era un po' come la lotteria e quindi ogni episodio poteva essere decisivo però c'era tranquillità alla base e la consapevolezza che si poteva arrivare sino in fondo. C'era la possibilità di vincere il campionato perché la squadra era forte e quindi dipendeva tutto da noi». 
 
Parlaci delle tue emozioni legate ai play-off con il Taranto e se ricordi qualche momento curioso inerente a quelle memorabili partite della storia rossazzurra. 
 
«Furono partite da 'dentro o fuori'. Io ricordo il gol di Fini contro il Taranto, fu una cosa incredibile, eccezionale. Sono ricordi che ti restano per tutta la vita. Al ritorno quando siamo tornati da Taranto alle 3 del mattino la gente ci aspettava all'aeroporto. Sono emozioni forti che ricordo con molto piacere». 
 
Dopo il ritorno in serie B però non trovasti molto spazio in squadra. Con gli arrivi di Bucchi, Possanzini ma soprattutto Lulù Oliveira dovesti lasciare Catania per trasferirti alla Salernitana. 
 
«Fu una mazzata perché avendo dato un contributo importante con diciotto gol alla promozione è chiaro che speravo di poter rimanere. La decisione non fu mia ma l'ho accettata e sono andato a Salerno. Tra l'altro quando tornai a Catania feci un bel gol anche se poi perdemmo 2-1 (gol decisivo di Massimo Cicconi al 94' ndr)». 
 
A causa delle vicissitudini societarie dovute al cambio di proprietà Gaucci-Pulvirenti tornasti a Catania nel 2004 e inizialmente facesti parte del nuovo progetto. 
 
«Inizialmente la società voleva escludermi. Io feci il ritiro con mister Costantini con la possibilità concreta di andare via subito perché non rientravo nei piani e mi era stato anche detto. Però poi l'allenatore vide comunque che io in ritiro lavoravo bene, ero serio, mi comportavo in maniera esemplare, da professionista e spinse per farmi rimanere e per essere tra i giocatori disponibili. Rimasi fino a gennaio (giocando unidci partite e segnando due gol, ndr) e poi andai via (allo Spezia in C1 ndr.)». 
 
Con l'avvento di Pulvirenti alla guida del club pensi che sarebbe stato possibile l'approdo in serie A? 
 
«Il presidente Pulvirenti è una persona veramente eccezionale. Io ho avuto modo di conoscerlo nei primi mesi e mi fece molto piacere quando mi disse che era contento della mia permanenza. Mi fece piacere dal punto di vista umano la sua presenza oltre che da un punto di vista professionale. È una persona molto positiva». 
 
Qual è la tua opinione in merito all'attuale momento di difficoltà che sta vivendo il Catania in campionato. 
 
«Io il Catania l'ho visto molto bene a Firenze al Franchi alla prima partita di campionato. Mi aveva davvero impressionato, purtroppo le altre partite non so quali possono essere state le problematiche. Sono dispiaciuto per i risultati perché vedendo la prima partita pensavo che potesse fare almeno inizialmente un campionato diverso rispetto a quello che la classifica dice adesso». 
 
Da qualche anno ti sei ritirato dal calcio giocato per dedicarti ad allenare i giovani (la formazione Giovanissimi Nazionali della Fiorentina). Cosa provi a trasmettere a dei ragazzini che sognano di diventare calciatori professionisti e di giocare in serie A? 
 
«Oltre a cercare di farli crescere, cerco di inculcargli la mentalità che bisogna lavorare duro tutti i giorni e che bisogna continuamente mettersi in gioco per non avere un giorno rimpianti. Cerco di fargli capire che l'opportunità che hanno di essere alla Fiorentina e quindi di sfruttarla e di giocarsela bene».
 
In conclusione ti ringrazio per averci concesso questa intervista. 
 
«Grazie a voi, un saluto a Catania».

Gabriele Mirabella 05/11/2013
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