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Negli ultimi anni, prima dell’ultima stagione disastrosa che è costata la retrocessione in serie B, il Palermo si è distinto nel massimo campionato imponendo molto spesso il proprio gioco con piccole e grandi squadre. Dopo più di trent’anni nei campionati minori, è stato Guidolin ha dare forma e identità ad una squadra che si ritagliava nella stagione 2004/2005 un posto tra le prime d’Italia e tra le prime sedici d’Europa…
TANTI (FORSE TROPPI) ALLENATORI Dall’addio di Guidolin in poi la squadra del capoluogo siciliano ha visto passare tecnici discreti e allenatori meno bravi: da Delneri a Papadopulo, da Colantuono a Ballardini, da Zenga a Rossi. Vogliamo fermarci proprio al tecnico che ha sfiorato la Champions e giocato una finale di Coppa Italia. Fino a quando sedava lui in panchina, nonostante la discontinuità nei risultati, il Palermo come squadra ha sempre dimostrato di avere una propria identità. Capita di sbagliare, di non leggere nel migliore dei modi le partite, ma quando c’era da scendere in campo, gli avversari sapevano benissimo che squadra si andava ad affrontare.
DELIO ROSSI Sicuramente uno dei tecnici più amati dal popolo rosanero. Il suo arrivo a Palermo era stato visto con scetticismo, ma la risposta sul campo da parte del tecnico di Rimini ha fatto si che tifoseria e squadra diventassero un'unica cosa. Persino le squadre più blasonate alla vigilia dei match contro i rosanero, sembravano quasi preoccupate per l’imprevedibilità delle giocate di Pastore, talento limato proprio dal tecnico ex Lazio, per la grinta in mezzo al campo di Migliaccio, onnipresente su le palle alte e per le trame di gioco tanto varie quanto imprevedibili che facevano del Palermo una delle poche squadre ad avere una precisa fisionomia, un’identità inimitabile.
ANNATE STORTE Dall’addio di Delio Rossi, tra lo sconforto di gran parte del popolo rosanero, il Palermo ha cominciato la sua caduta libera. Non ce ne voglia il presidente, il Palermo è il Palermo, Rossi invece è semplicemente un tecnico di passaggio, ma non si può non ammettere che con il suo addio ogni cosa ha cominciato ad andare male fino ad arrivare alla “disgrazia” della retrocessione. In ordine, Pioli, Mangia, Mutti, Sannino, Gasperini e Malesani non sono riusciti a dare negli ultimi due anni una precisa fisonomia ad una squadra che negli ultimi anni si era sicuramente distinta alla pari con le cosiddette “grandi”. Dalla salvezza conquistata a poche giornate dalla fine nella stagione 2011/12 si è passati alla retrocessione, segno che i troppi cambiamenti (tecnici e giocatori) hanno messo la parola fine ad un ciclo glorioso per la compagine rosanero.
L’ARRIVO DI GATTUSO Non a caso, dopo avere ammesso le sue colpe per le scelte fatte in passato, il presidente Zamparini ha deciso di ripartire dalla serie B affidando le chiavi della sua squadra ad un uomo che grazie alla sua grinta si è distinto nel corso della sua lunga carriera. L’arrivo di Gattuso non può che essere apprezzato da parte dell’ambiente che tiene davvero a questi colori. Gennaro si è contraddistinto sempre per la sua voglia di fare e per la sua voglia di non mollare mai, neanche quando le squadre in cui militava si trovavano sotto o in situazioni difficili d’affrontare. In questi giorni di ritiro infatti il tecnico calabrese sta mostrando di avere i numeri per far ritornare la squadra rosanero nei palcoscenici che merita, proprio per la sua dedizione al lavoro e per la sua meticolosità nel curare ogni dettaglio a livello tecnico e tattico. Tuttavia ciò che stupisce non è solo la concentrazione con cui si lavora o il rapporto che il tecnico ha istaurato con i suoi giocatori, bensì è il lavoro che l’ex Milan sta facendo per dare un’identità precisa ad una squadra che ne è stata orfana negli ultimi anni. Si perderanno punti, magari si vinceranno partite immeritatamente, ma ciò che conta adesso è dare un aspetto unico ad un gruppo di ragazzi concentrato nel fare sognare una città intera.