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Nino Barraco, un’icona del calcio siciliano per avere girato l’isola in lungo e in largo nella sua trentennale carriera. Dalla costa occidentale a quella orientale con qualche esperienza anche nell’entroterra oltre che in qualche squadra dell’Italia settentrionale. Barraco, 49 anni compiuti il 22 maggio scorso, continua a giocare e dopo l’esperienza a Marsala della scorsa stagione non ha intenzione di smettere, anzi. Lo abbiamo intercettato in esclusiva Golsicilia.it per la rubrica “Amarcord”, il talentuoso fantasista ci ha raccontato aneddoti e curiosità su Palermo, Trapani, Marsala, Catania e su un certo Evrà, oggi uno dei migliori terzini sinistri al mondo, che con Barraco giocava una 15ina di anni fa in terra lilybetana.
Nino, facciamo un po’ di storia siciliana. Dove inizi a giocare a calcio e quali sono le tue prime esperienze?
«Ho iniziato a giocare nelle giovanili di una squadra che si chiamava Aurora qui a Marsala, poi a 13 anni mi ha chiamato la Lumezzane e per quattro anni ho giocato in Lombardia. Poi ho giocato a Scicli per cinque anni di Interregionale, poi ad Acireale per due stagioni, cinque anni a Trapani, 9 mesi a Catania. Arriva la chiamata di Arcoleo in serie B e sono andato a Palermo praticamente per tre anni e mezzo e infine Marsala. È davvero lunga la storia (ride, ndr)».
Dopo tanta gavetta nei campi polverosi e non di mezza Sicilia, a 31 anni Arcoleo ti chiama ed esordisci in serie B nel “Palermo dei Picciotti”. In pochi mesi raccogli 11 presenze e 5 gol…
«Venivo da un momento non bello a Catania e la chiamata del mister per vestire la maglia rosanero è stata quasi un sogno ad occhi aperti. Debutto con gol contro il Brescia, davvero meglio di così non potevo sperare. Molti tifosi ancora ricordano il gol all’Ancona nell’ultima di campionato, con un tiro a giro da 25 metri all’incrocio “alla Del Piero”. Ma ho fatto anche una belle rete a Pistoia, sinistro al volo all’incrocio dei pali».
Se dovessi scegliere un solo ricordo dell’esperienza palermitana…
«Sicuramente il debutto tra i cadetti col Brescia. Non era per nulla facile, ero uno sconosciuto che arrivava dalla C2 ma grazie al rapporto con Arcoleo mi sono inserito subito bene. L’annata successiva purtroppo siamo retrocessi, potevamo fare sicuramente di più ma è successo quello che è successo e non è bello dirlo a distanza di tanti anni».
C’è qualcuno dei tuoi compagni di quella avventura con cui sei rimasto in contatto?
«A me piace mantenere i rapporti con tutti. Continuo a sentirmi ancora oggi con Davide Bombardini, con Ciro Ferrara, con Berti. Ero e sono un ragazzo umile, non mi sentivo arrivato anche se giocavo in serie B».
Curiosità. Hai giocato a Marsala con un giovanissimo giocatore che oggi è uno dei migliori terzini sinistri al mondo. Parliamo di Patrice Evra… Che ricordi hai?
«Per me era come un figlio, io classe ’64 lui ’81, davvero gli potevo venire padre. Mia moglie gli lavava i vestiti, spesso veniva a mangiare a casa mia. Considera che era un ragazzino che veniva dalla Francia e che si è ritrovato in un ambiente completamente diverso come quello siciliano. Era un ragazzo eccezionale, ma non mi aspettavo arrivasse a questi livelli, pensavo al massimo in C1. Anche perché giocava come esterno sinistro d’attacco ed era mingherlino. La sua fortuna è stata arretrare fino in difesa e così è diventato il campione che è adesso».
Tanti anni a Trapani, sei un idolo dei tifosi granata che finalmente sono arrivati in serie B… Il ricordo più bello dell’esperienza trapanese?
«A Trapani i ricordi sono tanti, ho il record di gol che secondo me nessuno potrà eguagliare. Ho segnato 75 gol in cinque anni. Abbiamo fatto dei campionati eccezionali. Ti racconto un aneddoto. I primi anni avevamo uno squadrone ma non riuscimmo a vincere il torneo. L’anno dopo, guardando la squadra che si era formata, vado da Arcoleo e gli dico “Mister, ma dove dobbiamo andare con questa squadra?”. Lui mi rispose di stare tranquillo, di restare perché avremmo fatto bene. E ha avuto ragione…».
Che ricordi hai dei tuoi compagni dell’esperienza granata?
«Capizzi, Cavataio, Esposito, Guaiana, Campanella, Leto. Avevamo una squadra veramente forte, una corazzata».
Nino, raccontaci qualche aneddoto sull’esperienza a Marsala…
«Andando via da Palermo, sono andato proprio a Marsala e non ero ben visto per l’esperienza quinquennale a Trapani. C’è campanilismo tra le due città, io ero un marsalese che aveva fatto benissimo in granata e tra l’altro segnavo spesso anche nel derby. Ho voluto provare questa sfida, nonostante la diffidenza generale, e ho vinto questa battaglia perché a primo abbiamo conquistato il campionato di C2 e per fortuna le persone si sono ricredute».
E di Catania che ci dici?
«Mamma mia, lasciamo perdere. La cosa più bella è stato l’arrivo, mi hanno trattato come un giocatore di serie A, poi il disastro più totale. Loro pensavano però che potevo vincere il campionato da solo, sì ero bravino ma non ero né Maradona né Pelè. Ho fatto una 20ina di presenza e nove gol fino a marzo. La società non aveva problemi economici, c’era Massimino, ma non era sicuramente solida come adesso».
Chi era l’allenatore dell’epoca?
«Anche qua, che ricordi orribili. All’inizio c’era Leonardi, io solitamente non parlo male di nessuno, ma lui era uno scandalo. Per me è stato il vero problema di quell’anno, non facevamo nulla, preparazione zero. Poi Cerantola che è restato una settimana, ci ha massacrati e se ne è andato. Poi Mario Russo. Ho avuto parecchi problemi e a marzo sono andato via. Il mio addio è legato alla morte del presidente Massimino perché, se fosse stato per lui, io non mi sarei mai mosso da Catania».
Hai continuato e continui a giocare ad un’età che per il calcio è avanzatissima…
«Sì, fino a dicembre ero a Campobello, poi ho chiuso la stagione nella mia città a Marsala. Ho preso questa sfida che sembrava impossibile, dovevamo salvare la squadra e l’Eccellenza e facendo un’impresa ci siamo riusciti».
Prossimo anno che farai?
«Vediamo, ancora a 49 anni ho parecchie richieste e mi fa tanto piacere perché significa che qualcosa di buono l’ho fatta. Fisicamente sto benissimo e non ho nessuna intenzione di smettere di giocare. Mi hanno cercato Salemi e Sciacca, vediamo se a Marsala si può fare qualcosa. Ripeto, a me stare seduto non piace, io voglio giocare».
Per i più giovani, che giocatore era ed è Nino Barraco?
«Non mi piace parlare di me stesso. Ora come ora, credo sia difficile trovare uno come me. Se posso giocare anche a 49 anni, è la dimostrazione che il livello si è abbassato parecchio rispetto a qualche anno fa. Di giocatori forti non ne vedo più, tanta gente che si monta la testa perché gioca in Eccellenza quando dovrebbe prenderlo come punto di partenza. Ragazzi che vogliono fare i calciatori che preferiscono fare le 5 del mattino piuttosto che una vita sana, non arriveranno da nessuna parte. Non mi riferisco solo ai campionati minori eh, il livello del calcio è più basso dalla serie A in giù».
Nino, vuoi aggiungere qualcosa?
«Mah guarda, come ti accennavo sono molto deluso dai giovani d’oggi. Io spero che si diano da fare, il calcio è la cosa più bella che c’è. Un lavoro che ti permette di divertirti e guadagnare bene se hai fortuna e ti impegni, quando c’è tanta altra gente che si ammazza la vita per guadagnare 20 euro al giorno».