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Calcio in crisi in tutte le serie, sia tra i professionisti ma soprattutto nelle serie inferiori. Abbiamo fatto il punto della situazione con Rosario La Marca, centrocampista in forza al Paternò, con tanti anni di serie C nel curriculum. Il mediano rossazzurro, in questa intervista fiume, spiega quanto questo calcio sia sull’orlo del baratro e come si potrebbe uscire da questa situazione, augurandosi che non si arriva al muro contro muro, cioè allo sciopero dei calciatori…
SITUAZIONE PATERNÒ «Negli ultimi mesi è cambiato davvero poco. Siamo tutti in attesa di sviluppi positivi, sperando si sistemi una volta per tutte. Stiamo facendo grossi sacrifici, soprattutto mentali ma anche ovviamente economici. Vogliamo portare avanti il nostro obiettivo, ma non è facile».
SITUAZIONE SERIE D «Tutti, dalle società, alla stampa, passando per giocatori, Lega e tifosi, stiamo sottovalutando il grande problema di questa categoria. Se non ci sarà una vera riforma, a breve non si potrà più fare calcio. Nessuno prende coscienza che c’è qualcosa che sta andando a morire e nessuno lo affronta con la giusta motivazione. Tantissime società sono in grandi difficoltà ed è sotto gli occhi di tutti».
I CALCIATORI «Vale la pena fare questo mestiere ad oggi? Ma non solo per noi giocatori, anche per allenatori e presidenti. L’anello debole ovviamente è proprio il calciatore, che deve fare sacrifici ma non viene pagato. Quella a pagare maggior dazio è comunque la tifoseria, che tiene alla squadra ma deve sopportare situazioni allucinanti».
CAMBIAMENTO «Nel nostro girone ci sono almeno il 70% delle società che sono in grosse difficoltà, lo sappiamo tutti, ma non succede mai nulla. Bisognerebbe adeguare le regole a quelle della serie C. Si parte, si inizia un campionato, solo se si ha la possibilità di portare avanti una stagione, in caso contrario vieni fermato. Negli ultimi tre anni sono scomparse una marea di squadre per questa crisi. In serie C ci sarà la riforma, spero di riflesso arrivi anche nella D».
CALCIATORI ILLUSI «Se un calciatore ad inizio stagione prende un accordo lavorativo, deve essere rispettato. Invece ciò non avviene, ma neanche al 20%. Il nostro è diventato uno specchietto delle allodole, tante promesse e tante illusioni. Tanto vale andarsene a lavorare, perché comunque anche noi dobbiamo portare il pane a tavola».
NUOVE REGOLE «Sulla scia della riforma in Lega Pro, è vitale che vengano fatte modifiche anche per l’Interregionale. Ci saranno tantissimi giocatori e allenatori “scartati” dalla serie C che arriveranno in D e se non ci sarà una regolamentazione ci sarà ancora più caos. Non dico che ci vogliono contratti come i professionisti, ma delle regole ferree da rispettare a tutti i costi. Io credo sia meglio che una società non venga ammessa, piuttosto che far stare male tutti, dai tesserati ai tifosi, vivendo in continua crisi. Bisognerebbe creare una fidejussione o un fondo “di solidarietà”, alimentato dalla Lega e dalle società, per evitare che un tesserato non prenda neanche un euro per un’intera stagione».
BASSO LIVELLO IN D «Se non ci saranno queste modifiche, credo che nel giro di un paio d’anni la quarta serie sarà imbottita di ragazzini, ovviamente non pagati, con un conseguente abbassamento del livello. Non ci sarà più alcun motivo per fare questo lavoro».
MURO CONTRO MURO «Cosa deve succedere per fare cambiare questo andazzo? Le persone che vivono di questo mondo, dovrebbero sedersi ad un tavolino finalmente capendo che così non si può andare avanti. Cosa deve succedere per capire tutto ciò? Uno sciopero nazionale? Lo dice uno che ha quasi 34 anni e quindi tra poco smetterà di giocare, ma credimi vedo un futuro nero».
FUTURO NERO «Un ragazzo di 22/23 anni oggi, rischia di aver finito la carriera ancora prima di iniziarla. Uno anche bravo viene illuso da questo mondo. Cosa si deve fare per andare avanti? Lavorare di mattina e poi giocare a calcio nel tempo libero? Insomma come succede in Prima, Seconda o Terza categoria. Non ha senso, perché noi ci alleniamo tutti i giorni e se dovessimo trovare un altro lavoro è logico un abbassamento del livello per l’impossibilità di allenarsi con professionalità».
LENTA AGONIA «Ogni anno saltano come dicevo prima una marea di squadre. Non c’è programmazione, anche perché chi arriva in D quest’anno non è detto che ci rimanga anche l’anno prossimo per i soliti problemi economici, giusto per fare un esempio. In serie C non te lo permettono, perché se accumuli troppi debiti ti radiano. In serie D non c’è alcun problema, accumuli debiti su debiti e sei sempre lì».
I TIFOSI «La tifoseria si fa illudere da progetti fantasma. Sì, ok, quest’anno ti fai la D, forse per due anni, ma poi? Fallisci e parti dalla terza categoria! E quanti bocconi amari sei costretto ad ingoiare?».
SQUADRE DI RAGAZZINI «La soluzione qual è? Fare squadre di ragazzini, che retrocedono perché ovviamente non sono pronti ad un campionato di questo tipo e che non paghi. Se tu non paghi i ragazzini, significa che non intendi pagare neanche un preparatore o un massaggiatore, insomma tutto quello staff che te li possa fare crescere. Questa è la linea verde, non un gruppo di giovanotti catapultati e illusi in questo mondo, che l’anno dopo si ritrovano con un pugno di mosche in mano».
SCIOPERO DEI CALCIATORI? «Credo che prima o poi, come in tutti gli ambiti lavorativi in questo momento, prima o poi si arriverà al blocco del calcio. Vogliamo che da parte della Federazione e della LND arrivi una maggiore tutela. Cosa si deve fare per capire che le cose devono essere cambiate? Per forza bisogna arrivare ad uno sciopero nazionale dei calciatori per avere la giusta rilevanza e attenzione a questi problemi? Non c’è alcuna tutela, uno si infortuna e lo mandano a casa. Ora, non voglio fare il Don Chisciotte della situazione, ma onestamente sono stufo».
ERRORE DEI CALCIATORI «Sono sicuro che i problemi ci siano in tutti i gironi, non solo nel nostro. I presidenti fanno il gioco delle parti, spesso il giocatore si fa illudere dalle loro parole. Fin troppo spesso noi calciatori copriamo la realtà dei fatti, insabbiamo la dura realtà che siamo costretti ad affrontare giornalmente. Per noi non esiste più nulla che ti motivi a fare questo mestiere. Se vinci, è scontato perché il livello è basso. Se perdi sei un bidone o un mercenario. Le soddisfazioni sono pochissime e vai avanti solo per inerzia. Ormai è un luogo comune, due/tre stipendi durante l’anno li perdi, è dato quasi per scontato. Ma perché?».
RAGAZZI PRESI IN GIRO «Dal prossimo anno ci saranno una serie di giovani, dai nati del 1992 in poi, che o sono veramente bravi o dovranno dimenticarsi di inseguire questo sogno. Ci sono ragazzi di 19 anni che magari smettono di studiare, perché si giocano la carta di essere in serie D, e dopo due anni si ritrovano a casa, senza un titolo di studio e senza un lavoro».
CONSIDERAZIONI FINALI «Voglio precisare che non sto facendo polemiche sterili. Vorrei solo ci sia una presa di coscienza da parte di tutti per cambiare il disastro che attualmente è in corso. Durante l’anno il continuo susseguirsi di problemi logistici come il semplice allenamento, di promesse disattese, porta nell’arco dell’anno a “morti e feriti”. Se tu in questo momento parli con i tifosi di Nissa o Acireale, giusto per fare un esempio, ti rendi conto di quanto stanno vivendo male questa situazione nel vedere la propria società con un passato anche illustre, in questo stato attuale. Il giocatore, non solo vive male la situazione, ma subisce anche il boomerang che gli tira in testa il supporter. Però voglio sottolineare che non c’è stata una squadra che non si è presentata la domenica e questo è avvenuto solo per il rispetto della maglia e della passione dei tifosi. Anche per questo è brutto essere tacciati per mercenari, se fossimo stati tali non sarebbero state giocate credo 15 partite. Non dal Paternò, ma credo da un po’ tutte le squadre. Però, a tutto c’è un limite…».
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