Festeggia l'Akragas: si torna in serie D dopo 14 anni
Gli agrigentini vincono a Monreale e vengono promossi con tre giornate di anticipo
“In alto le bandiere ed i canti per l’Akragas”: avrebbe iniziato così un articolo sulla descrizione della giornata odierna Gianni Brera, il giornalista sportivo forse più importante di sempre in Italia, il quale esordiva ogni anno in questa maniera i pezzi sulle squadre che vincevano lo scudetto. Anche se ovviamente la posta in palio a Monreale non era lo scudetto, però la vittoria agrigentina nella cittadina normanna ha un sapore molto dolce, che tifosi, società e giocatori hanno gustato per tutto il pomeriggio, non appena il signor Santorelli di Salerno ha fischiato la fine del match.
Era dal 9 maggio 1999 (Siracusa – Agrigento terminata 1-1), che una squadra della città dei templi non metteva piede in serie D: da allora, solo disgrazie, sfortune, sciagure, amarezze, non ultima quella del 17 giugno scorso, quando i biancazzurri furono sconfitti a dieci minuti dal termine nella finale play off contro la Cavese. Oggi con questa vittoria, tutto questo passato è ormai alle spalle, si torna a pensare alla quarta serie e l’impressione è che il prossimo torneo di D per l’Akragas potrebbe non essere necessariamente di rodaggio.
Ma intanto, tutto l’ambiente pensa a godersi una festa che si aspettava da 14 anni, una vera e propria eternità per una piazza come Agrigento: più che della cronaca della partita, è giusto raccontare invece la cronaca di una giornata iniziata alle 14, quando i 400 tifosi dell’Akragas invadono pacificamente Monreale ed iniziano ad inneggiare ai proprio beniamini.
La partita poi, una volta iniziata, ha preso una piega molto dura, grazie anche alle condizioni non certo ottimali del terreno di gioco, sabbioso e duro, reso a tratti anche fangoso dalle recenti piogge: niente palla a terra, niente fraseggi, scambi e triangolazioni, si intuisce subito che per portare a casa la D, oggi era necessario essere molto cinici e sfruttare quanto più possibili gli episodi.
Lo capisce anche il Monreale, che ha un disperato bisogno di punti salvezza e non ha certo giocato oggi per fare il ruolo del partner ideale per iniziare la festa: è il 26’ quando Brusca prima e Sansone poi, vengono stoppati a botta sicura da un super Federico Russo, il quale in una stessa azione compie due prodezze che da sole cancellano le incertezze dimostrate in alcune partite e mantengono a galla per i tifosi le speranze di poter festeggiare oggi la promozione.
Passa il tempo ed anche da Casteltermini, in cui si giocava Campofranco – Rivera Marmi, arrivano notizie di un momentaneo pareggio a reti inviolate, il che renderebbe lo stesso promossa l’Akragas; ma l’intenzione è mettere subito la vittoria matematica in cassaforte e così, al 40’ minuto, su un calcio di punizione battuto da Criniti, arriva la zampata vincente di Peppe Fallea, il quale porta in vantaggio gli uomini di Rigoli e scoppia l’apoteosi sulle gradinate.
Anche nella seconda frazione di gioco, la partita è decisamente equilibrata, con un’Akragas che però non corre particolari rischi e riesce a gestire il prezioso vantaggio; ma spesso, è una regola quasi matematica dello sport più amato dagli italiani, quando non si chiude un match, si rischia di subire la più classica delle beffe. E così, per evitare grattacapi ed incertezze, ci pensa Arena al 72’ a chiudere i conti, con una sassata deviata da un difensore locale che finisce alle spalle dell’estremo difensore palermitano e questa volta per l’Akragas sembra fatta.
Il fischio finale, è solo l’inizio di un pomeriggio carico e denso di emozioni: prima una timida invasione di campo dei tifosi, poi la doccia di champagne fatta negli spogliatoi da tutta la squadra, infine l’abbraccio con i supporter all’uscita dello stadio, per una giornata che forse gli stessi abitanti di Monreale non dimenticheranno in fretta, visto che una tranquilla domenica di marzo, le strade della cittadina si sono improvvisamente trasformate nel teatro di una festa che ha imperversato all’ombra di una delle Cattedrali normanne più famose al mondo per circa un’ora.
Tra bandiere biancazzurre, vessilli dei giganti e perfino un’immagine di San Calogero, il Santo più venerato dagli agrigentini, Monreale è sembrata trasformarsi in un’enclave di Agrigento in terra palermitana.
Poi il lento e gioioso trasferimento verso la città, dove già dal tardo pomeriggio diverse centinaia di tifosi aspettavano l’arrivo dei protagonisti di questa importante promozione: e così, davanti il piazzale d’ingresso dello stadio Esseneto, la festa è proseguita per diverso tempo.
Era da parecchi anni che ad Agrigento non si vedevano scene simili: caroselli di auto nel quartiere attorno allo stadio, fuochi d’artificio, fumogeni, cori e grida hanno infatti accompagnato l’ingresso dell’autobus dei giocatori in città. La serata è proseguita con un abbraccio ideale e fisico tra la tifoseria e la società: era visibilmente commosso Pino Rigoli, che sembra non abituarsi mai al clima di vittorie ed ha vissuto questa promozione molto intensamente, nonostante ne abbia già ottenute parecchie nei suoi primi anni di carriera.
Emozionati e felici anche Arena, Bonaffini, Pellegrino e tanti altri protagonisti della scalata iniziata a settembre, per non parlare poi della grande felicità che traspariva dal volto di Gerlando Contino, lui che è agrigentino ed akragantino doc e che si è sentito doppiamente carico di responsabilità in questa che si preannunciava la stagione del riscatto del calcio biancazzurro.
La vittoria ottenuta con un mese di anticipo, permette adesso, dopo la festa, un vantaggio non indifferente, ossia iniziare a programmare già da domani la prossima stagione ed arrivare già a maggio con le idee più chiare rispetto alle future avversarie di serie D: viste il blasone e la storia dell’Akragas, sono in molti a chiedere un campionato non anonimo e capace di far sognare i tifosi.
Ma intanto, Agrigento e la sua squadra si godono il momento di giubilo: pensare a quanto accaduto nel 2000, nel 2004, nel 2009 e nello scorso giugno, ossia quando in tutte queste occasioni l’Akragas sembrava destinata a salire ma senza poi riuscirci realmente, sembra da ora in poi di immaginare un passato lontano e diradato. Il calcio agrigentino adesso, avrà la forza e l’entusiasmo di risorgere dalle macerie e tornare nelle categorie che più gli competono: l’auguro è che tale forza e tale entusiasmo, possa trovarlo l’intera città, la quale sta attraversando un momento socio – economico molto difficile e che vede nel calcio una delle possibilità di riscatto.
Mauro Indelicato 18/03/2013
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