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Un ruolo che molte volte passa sotto silenzio ma che è fondamentale per una squadra di calcio è quello del preparatore dei portieri. L'estremo difensore è forse il ruolo più delicato del calcio ed è per questo che anche molte squadre dilettantistiche hanno deciso di investire sul preparatore specializzato per gli estremi difensori. A rivelare i segreti di questo ruolo, in esclusiva per Golsicilia.it, è Giuseppe Scaffidi allenatore dei portiere della Tiger Brolo, squadra detentrice della Coppa Italia di Eccellenza.
Ci spiega cosa significa essere un preparatore di portieri?
«L’allenatore dei portieri è un ruolo decisamente "giovane" se si pensa che fino agli anni '80, anche nei professionisti, il portiere si allenava insieme a tutti gli altri compagni. Solo pochi anni fa è stato creato un riconoscimento da parte del Settore Tecnico tramite corsi federali di formazione. Gli allenatori dei portieri oggi sono tecnici pienamente inseriti nello staff tecnico, si documentano, si aggiornano e collaborano attivamente con gli altri membri nella realizzazione delle sedute di allenamento».
Come è nata questa passione?
«Il portiere è un ruolo che mi ha sempre incuriosito ed entusiasmato; sin da bambino, ricordo che, andando a giocare in piazzetta con gli amici, sceglievo sempre di stare fra i pali, tornando a casa spesso pieno di lividi ed escoriazioni. Un giorno in televisione c'era l'esordio in seria A di Gigi Buffon, il quale a suon di parate strepitose, riesce a far nascere in me una grandissima passione per il ruolo. All'età di 22 anni mi procuro un brutto infortunio alla spalla che mi tiene fuori dall'attività agonistica per parecchio tempo e l'unico modo che avevo per aiutare i miei compagni era quello di allenare i portieri che presero il mio posto».
Da quanto tempo svolge questa attività e quali sono i “trucchetti” che ha imparato negli anni?
«Svolgo questa attività da circa 10 anni, sia a livello agonistico in prima squadra che come istruttore nella scuola calcio e nel settore giovanile. Ho imparato con gli anni diverse metodologie di allenamento, studiando molto e partecipando a diversi corsi e stage. Si impara però soprattutto sul campo grazie a tutti i portieri che ho allenato con i quali mi sono sempre confrontato giornalmente, cercando le soluzioni migliori per raggiungere gli obiettivi prefissati».
In cosa consiste nel dettaglio il suo compito durante la settimana e la domenica?
«Il ruolo del preparatore durante la settimana si divide in diverse fasi. Il primo giorno ritengo importante analizzare la prestazione che è stata fatta la domenica precedente, creando un dialogo sincero ed aperto con i portieri. Il giovedì studiamo, prima con tutta la squadra e poi da soli, quelle che sono le caratteristiche degli avversari che andremo ad affrontare la partita successiva. Durante la settimana oltre ad allenare la tecnica di base in tutte le sue componenti, è importante programmare con l'allenatore delle esercitazioni e situazioni di gioco in cui il portiere possa essere sempre più coinvolto, in modo che vengano create quelle situazioni che normalmente si verificano durante una gara. La domenica sostengo psicologicamente ed emotivamente il mio portiere, cercando di farlo arrivare alla gara nella miglior condizione psicofisica».
Si narra che il portiere durante una partita sia il giocatore più “isolato”. Cosa dice al suo numero uno quando sbaglia?
«Penso che da sempre i portieri sono stati visti all’interno della squadra come un corpo a sé, compatto, organico ma indipendente dagli altri calciatori. A mio avviso è necessaria una integrazione costante, nella strutturazione del lavoro quotidiano, in modo da realizzare delle esercitazioni adeguate sia alle problematiche del gioco di squadra che a quelle strettamente pertinenti ai portieri. Nel calcio moderno ormai il portiere è sempre più parte integrante di tutte le fasi di gioco, quindi partecipa molto attivamente oltre che alla fase difensiva, anche alla fase di costruzione di gioco».
Lei lavora per la Tiger Brolo, ci descrive i suoi portieri e il rapporto in essere tra voi?
«In ordine anagrafico il primo è Salvatore Fagone, classe '84, un ragazzo cresciuto nelle giovanili della Juventus, che vanta 15 presenze in C2, 150 in Serie D, e oltre 300 in Eccellenza con un campionato vinto e 2 coppe Italia regionali in bacheca. Un portiere completo e di grande affidabilità. Il secondo è Marco Caserta classe '93, un assoluto protagonista della scorsa stagione della Tiger che ha conquistato il salto in Eccellenza. È giovane, sta crescendo giorno dopo giorno facendo benissimo nelle occasioni in cui è stato chiamato in causa, un ragazzo che può di certo fare strada. Mi ritengo davvero fortunato a poterli allenare, perché oltre ad essere due ottimi atleti, sono due bravissimi ragazzi con cui ho un rapporto fantastico».
Il portiere è il vero gestore della difesa. Quant'è importante l'intesa col pacchetto arretrato e quale è il suo modo per migliorarla?
«Un bravo portiere non deve solo saper effettuare una parata, ma deve essere un vero e proprio leader mostrando un grande carisma, prendendosi la responsabilità di ogni sua decisione, ma soprattutto guadagnandosi la fiducia dei propri compagni. È fondamentale migliorare l'intesa con il proprio reparto, ed il modo più efficace è quello di eseguire delle esercitazioni in modo integrato con il resto della squadra».
Il calcio piazzato è vissuto con terrore per la maggior parte degli estremi difensori. Ha una cura particolare per l'uscita sul calcio d'angolo, sulle punizione o sui rigori?
«Eseguire un intervento sui calci piazzati è uno dei gesti più difficili per un portiere, soprattutto con i palloni di ultima generazione che prendono molta più velocità quando vengono calciati e assumono traiettorie sempre più insidiose. In più dobbiamo considerare che nei calci piazzati, quasi sempre l'area è molto più affollata ed è quindi molto più difficile intervenire. Curiamo molto in settimana questo tipo di situazioni, cercando di rendere le esercitazioni più simili possibili alle situazioni di gara con l'utilizzo frequente di sagome e barriere mobili. Per quanto riguarda i rigori cerchiamo di leggere la postura del corpo con cui un giocatore si accinge a battere dal dischetto per cercare di intuire il lato, e quando è possibile, in presenza di immagini televisive, studiamo come tira il rigorista della squadra avversaria».
In quanto componente dello staff tecnico, ci fa un bilancio della stagione complessiva della squadra fino a questo momento, e di quali sono ancora gli obiettivi?
«Posso dire che fina ad ora è senz'altro un bilancio molto positivo considerato che la Tiger è una società giovane che partecipa per la prima volta al campionato di Eccellenza. Ci siamo prefissati durante la stagione due obiettivi importanti. Il primo era la Coppa Italia regionale e siamo riusciti a portarla a casa. Il secondo è raggiungere i play off. Se ci riuscissimo credo faremmo qualcosa di veramente straordinario e irripetibile».
Ieri avete regolato con un netto 3-0 il Roccella Jonica nel primo turno della Coppa Dilettanti fase nazionale…
«Sono molto soddisfatto dei ragazzi. il risultato di oggi rispecchia una grandissima prestazione della Tiger che ha saputo sfruttare al meglio ogni occasione per fare gol e che a mio avviso ha affrontato oggi la migliore squadra vista quest'anno a Brolo. Elementi come Saffioti, El Auodi, Carrato e Di Maggio sono un lusso per queste categorie. Ci è voluta una grandissima fase difensiva e un bravissimo Caserta con due grandi interventi a tenere la porta inviolata. Per cui siamo fiduciosi ad andare avanti, ma consapevoli che al ritorno non avremo di certo vita facile».
Per chiudere una domanda cattiva. Sceglierebbe per noi il migliore e il peggior portiere della nostra serie A con relativa disamina di pregi e difetti?
«Non si gioca nella serie A italiana per fortuna ma perchè si è bravi, quindi non credo ci sia un portiere particolarmente scarso. Un gradino sopra gli altri ci sono Buffon e Handanovic per continuità di rendimento, ma Marchetti sta facendo una stagione davvero straordinaria».
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