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Gianluca Palmiteri, attaccante palermitano che l’anno scorso con la maglia del Marsala ha segnato 11 gol, ci ha concesso un’intervista in esclusiva. Il giocatore, accostato in questi giorni ad alcune squadre siciliane, ha indossato nel primo scorcio di stagione la maglia del Brindisi.
Gianluca sei andato via da Brindisi, che è successo e che voto dai alla tua esperienza pugliese?
«Esperienza più che positiva, poi sono andato via per motivi personali. Il girone pugliese è tosto, con belle piazze e, nonostante non abbia giocato tantissimo a Brindisi, ne porterò sempre un bel ricordo».
Che differenza c’è tra la serie D pugliese e quella siciliana?
«Sono molto simili, tanto agonismo e grinta in entrambi. In Puglia ci sono piazze più calde e stadi quasi sempre pieni, mentre nel girone I sono poche le partite con tanti tifosi. Probabilmente sentono un po’ più il calcio rispetto a noi».
Si è aperto da poco il mercato, sei stato accostato a tante squadre siciliane, cosa c’è di vero?
«Ero vicinissimo a firmare per il Paternò, poi non ci siamo messi d’accordo ed è sfumato tutto. Ora sono a Genzano, dove gioca il Cynthia, che disputa il campionato laziale sempre di serie D. Non ho ancora firmato, ma non ci dovrebbero essere problemi. Spero di tornare in Sicilia a giugno, ma per quest’anno non è più possibile. Altre squadre? Mi hanno cercato la Nissa e il Ribera, qualche contatto ma nulla di più».
Che giocatore è Gianluca Palmiteri?
«Sono un attaccante moderno. Mi piace inserirmi negli spazi, attaccare la profondità e ovviamente fare gol».
E del Marsala che ci dici…
«Troppa rabbia. Lo sto seguendo anche da qui e se sono ultimi anche in Eccellenza è perché il calcio a Marsala è finito a dicembre dell’anno scorso quando ci hanno lasciato soli. Le colpe sono di persone che si assumono determinate responsabilità senza poi portarle avanti, come il presidente e tutti i soci che ci sono. Secondo me, dovrebbero proprio evitare di prendere questi oneri, non ha senso così. Ok, non avete le possibilità? Allora chiudete la squadra, non deve esistere per forza il calcio, anche perché c’è gente che ci “campa” con questo lavoro».
C’è tanto rammarico quindi…
«Abbiamo perso tre o quattro stipendi. A dicembre dell’anno scorso eravamo primi, poi sono spariti tutti e non ci hanno più dato un soldo».
Dei tifosi marsalesi che ricordo hai?
«Beh i tifosi sono così, se le cose vanno bene sei un idolo. Poi, anche se ci sono tutte le giustificazioni del mondo, se le cose vanno male si dimenticano di tutto. L’anno scorso ho fatto 11 gol e nonostante questo, ora come ora, credo non mi amino. Per loro, forse giustamente essendo tifosi, siamo retrocessi e quindi non siamo buoni giocatori».
Ci vediamo in Sicilia a giugno allora…
«Spero proprio di sì, mi piacerebbe tornare a giocare a casa».
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