




Prima puntata stagionale della nuova rubrica targata Golsicilia.it che ogni settimana vi proporrà un’intervista a un supporter mamertino Doc. Oggi è il turno di Mario Rossi (uno pseudonimo per rispettare la privacy dell’intervistato), tifoso del Milazzo che segue le sorti della propria squadra dal lontano Piemonte, dove vive...
Allora Mario, domenica è arrivata la cocente sconfitta di Alessandria. Al di là del risultato, come giudichi la prestazione del Milazzo?
«Innanzi tutto, da residente in Piemonte, sono stato felice di vedere il Milazzo da queste parti. Ritengo che il Milazzo sia in possesso di una condizione fisico-atletica non ancora adeguata, per cause molteplici, tra cui la preparazione ritardata, le lunghe trasferte che sottraggono tempo agli allenamenti, le peripezie societarie che hanno portato allo sciopero degli allenamenti. Nel primo tempo la grinta non è mancata, ma l’eccessivo numero di ammonizioni testimonia il ritardo di condizione (quando non ne hai, arrivi sempre dopo l’avversario). Nel secondo tempo la squadra ha mollato, anche per la penalizzante inferiorità numerica. Accanto a questo, l’organizzazione tattica e la cura dei dettagli ha mostrato forti smagliature, (ad Alessandria i primi 3 gol sono arrivati da palla inattiva, il primo gol dopo appena 3 minuti e il secondo dopo appena 4 minuti dal pareggio): questo, a mio parere, dipende dalla poca serenità, che non consente di preparare con la dovuta attenzione l’aspetto tattico. La situazione è preoccupante, ma voglio riporre fiducia, perché ho visto una squadra che per un tempo ha lottato a denti stretti, con carattere e orgoglio, per compensare il gap con un avversario superiore: un buon punto di partenza che però deve essere necessariamente accompagnato da una svolta societaria. Se fossi l’allenatore del Milazzo, non punterei ad un tour de force per recuperare la condizione atletica (cosa che potrebbe “imballare” la squadra anche per un mese), ma ad un lento e progressivo aumento del carico negli allenamenti, e ad una tattica molto accorta (ai limiti del difensivismo) finchè la squadra non sia alla pari con le altre dal punto di vista della corsa. Questo richiederà almeno un mese».
La scorsa settimana i giocatori non si sono praticamente allenati e la situazione potrebbe non migliorare a breve. Come vivi questo momento difficile della tua squadra?
«Sono totalmente solidale con i giocatori, che non percepiscono lo stipendio e non possono pagare l’affitto degli alloggi. Le loro proteste sono giustissime, soltanto non condivido la scelta dello sciopero degli allenamenti, perché va a scapito di loro stessi, della loro professione. Non voglio suggerire altre forme di protesta o di sensibilizzazione sulla loro situazione, ma consiglio di dedicarsi il più possibile alla preparazione soprattutto per se stessi, perché questo campionato è una ottima occasione per mettersi in mostra di fronte a società blasonate con trascorsi in serie superiori. Devono dimostrare che loro sono giocatori di valore, a dispetto di una società traballante».
Secondo te, quali sono le maggiori responsabilità della società finora? Cosa è mancato alla dirigenza? E il Comune ha qualche colpa?

«Vivo da lontano la vicenda, per cui non sono in grado di dare una risposta precisa. Ciò che è palese è che chi rileva una società, deve necessariamente avere le risorse per farlo e per mantenerla nel tempo. Deve avere una programmazione, tecnica, economica, di marketing, ecc. Se, dopo solo un mese o poco più, si osserva un sovradimensionamento della rosa accompagnato da mancato pagamento di stipendi, un valzer di dirigenti, le spese minime delle trasferte non onorate, un’organizzazione lasciata più alla buona volontà dei giocatori che ad un piano strutturato, la naturale conseguenza è pensare che qualcuno abbia sottovalutato l’impegno… e non mi voglio sbilanciare oltre. Il Comune non è in grado di garantire nemmeno il buon funzionamento di se stesso (i bilanci sono sotto gli occhi di tutti), non vedo come si possa fare garante di aziende (quale è una società di calcio) esterne».
In queste ultime ore si sta facendo strada una voce che vorrebbe alcuni imprenditori romani interessati all'acquisizione del Milazzo. Cosa pensi di questa ipotesi?
«Rispondo ancora a livello di chiacchiere da bar, con la speranza che la nuova cordata abbia visto nel Milazzo una potenzialità per i propri interessi prima di tutto, e che questi interessi si sposino, almeno in parte, con quelli del Milazzo».
Tornando all'aspetto tecnico, in queste prime giornate di campionato c'è qualche giocatore che ti ha stupito in positivo?
«Ho avuto l’opportunità di vedere soltanto la partita di Alessandria, quindi il mio giudizio è limitato a questa sola. Il giocatore che ho ammirato di più, per continuità, ritmo, personalità, è Ciccio Evola, che già conoscevo bene dai tempi del Novara, squadra nella quale, seppur trovando poco spazio, si è sempre fatto trovare pronto. Per me non è una novità, il suo spirito di sacrificio è rimasto lo stesso; tanta quantità, ma anche una buona tecnica. Sarà importantissimo per la lotta che ci aspetta. Attendo con ansia che segni un altro gol come quello di un paio di anni fa in un Cesena-Novara di Coppa Italia».
Domenica prossima è in programma la trasferta di Castiglione, contro una delle squadre che ha stupito in questo avvio di campionato. Che partita sarà secondo te?
«Ritengo opportuno fare una partita di contenimento, con una sola punta (Mignogna squalificato sarebbe da rimpiazzare con un centrocampista incontrista). Centrocampo a cinque davanti alla difesa a quattro. Dobbiamo bloccarli a metà campo».
Memoria da tifoso: qual è la partita dei rossoblu che ricordi con più emozione? Ce la racconti?
«Abitando lontano, ne ho viste poche. Però ho avuto l’occasione di assistere ad una magistrale partita due anni fa, a Pomezia, forse la partita da cui è poi cominciata la memorabile scalata ai play-off. Giornata uggiosa, avversario scorbutico, derby domestico per me (mia moglie è di Pomezia)… Proietti, ad un quarto d’ora dal termine, manda di traverso la porchetta e i carciofi alla giudia ai miei parenti, che sin dal mattino cantavano vittoria. Una partita che mi ha ricordato una mia di molti anni prima, finita con lo stesso risultato… Certe vittorie sono delle vere pietre miliari, che scandiscono la presa di coscienza della propria forza».
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