




di Gian Paolo Montineri
Squilla il telefono: «Ma allora non ci hai abbandonato !»,esordisce così il nostro amico ex urlatore di radio e tv, oggi team manager del sodalizio agrigentino, che in quattro giorni si gioca la scalata alla serie D; per arrivarci i suoi ragazzi devono uscire indenni da Cava dei Tirreni,per poi riempire lo stadio con otre 5ooo persone domenica 17, nel ritorno ad Agrigento. L’Akragas è stato fermo a Cosenza e si è poi spostato ieri nel tardo pomeriggio; in Calabria la squadra ha svolto l’allenamento di rifinitura, lì c’è legame affettivo con l’allenatore del trionfo cosentino, mister Napoli, una struttura perfetta per limare i tacchetti e la mente.
Al seguito della squadra arriveranno circa 300 agrigentini, ma la scaramanzia non è mai troppa, sentite Capraro:«Ho lo stesso abbigliamento, dalle scarpe agli accessori, ed anche l’intimo della semifinale, stesso pullman e stessi autisti, le camere con gli stessi numeri e gli stessi abbinamenti di cognomi - continua il team manager - sono 17 anni che rincorriamo questo salto di categoria, siamo tutti in trance… C’è una città che sta fremendo, rischiano anche i nostri monumenti per il tremore che si avverte in superficie».
Lo porto dentro il match: siete alla fine di un grande e logorante campionato, qual è stato il giusto anello di congiunzione?
«Il ritorno di mister Montalbano, grande atto di responsabilità nel richiamarlo, anche se non sono stati tutti d’accordo, ma il suo ritorno ha di fatto blindato il campionato fino a questa finale».
Squadra giovane o con la giusta esperienza per gare di questo genere?
«Ci sono nella rosa giocatori che hanno fatto i play off con il Due Torri la stagione scorsa ed altri con il Licata, serviranno ad aiutare chi oggi vive quest’esperienza per la prima volta».
Aspetto tecnico-tattico, senza entrare nel merito del lavoro dell’allenatore, come giocherà l’Akragas?
«Solo un dato, nella fase dei play off, sia regionale che nazionale abbiamo subìto solo un gol, su autorete: questo è il lavoro di Montalbano, che cura benissimo fase difensiva e condizione fisica, e nelle partite giocate siamo usciti alla distanza fisicamente».
Quanto sta pesando nella gestione amministrativa della società questo prolungamento di stagione? Ecco che Maurizio Capraro ci risponde in modo schietto e orgoglioso: «Si tratta di duemesi di stipendi completi e da noi i rimborsi sono in linea con i tempi, come i pagamenti, e di quantità; ad oggi il nostro campionato si aggira sulla cifra dei 500.000 euro…».Lo interrompo: quindi non è neanche considerato il possibile mancato salto… Qui ho dovuto censurare la sua risposta, ma mi ha confessato che domenica 17, se tutto andrà secondo le aspettative, farà il bagno nella fontana adiacente lo stadio.
Ci saluta, saluta tutti gli sportivi, ma gli faccio notare che loro e il Messina potrebbero essere gli unici a ottenere una promozione oltre lo Stretto, poiché il calcio regionale si è fermato prima di toccare la riva: ci risponde prima augurando al Messina il successo e poi sempre da scaramantico: «Negli ultimi 3 anni le finaliste, pur sconfitte, sono state ripescate!». Basta e avanza per percepire lo stato calamitoso ed elettrico dell’amico Capraro.
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