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TESTARDI a GS.it: «Promozione diretta? Noi ci crediamo»

Intervista fiume esclusiva all’attaccante del Siracusa


Emanuele, nasci a Roma il 31 dicembre di 21 anni fa e cresci calcisticamente nel Pescara. Appena 18enne arriva l’esordio in Lega Pro,  la Sampdoria ti nota e l’estate successiva e ti porta a Genova. Che ricordi hai di quel periodo?

«A Pescara ero allenato da Galderisi che m’ha insegnato tanto. Poi alla Sampdoria c’era Delneri che non ha bisogno di presentazioni. Ho vissuto esperienze bellissime, forse le migliori per un giovane calciatore».

Cosa voleva fare Emanuele Testardi prima di capire che il calcio sarebbe stato il suo mestiere?

«Sin da piccolo sapevo che volevo fare il calciatore. Considera che sono andato a Pescara, quindi via da casa, quando avevo 14 anni e ho voluto che il calcio diventasse il mio mestiere a tutti i costi. “Da grande”? Beh, spero che la Lega Pro sia solo di passaggio…».

Fisico imponente, quasi 1.90 m per 85 kg di peso forma, e grandi doti atletiche. In molti ti paragonano a Bobo Vieri. Tu a quale grande campione del passato o del presente ti ispiri e credi di somigliare?

«Ovunque mi hanno sempre paragonato a Vieri ed effettivamente per caratteristiche mi ci rivedo. A me, anche perché ci ho giocato insieme, piace molto Pazzini. Fisicamente siamo diversi, “lui è piccoletto io so grosso”, ma è davvero forte».

Il 28 febbraio del 2010 arriva l’esordio in A con la maglia della Sampdoria contro il Parma. Raccontaci le emozioni di quel giorno…

«Quando il mister mi disse che stavo per entrare non ci credevo. In campo, all’inizio mi tremavano le gambe, poi grazie ai compagni più esperti come Palombo tutto questo si supera. Cerchi di isolarti, non senti nulla di tutto quello che c’è attorno e pensi solo a giocare».

Dopo una parentesi in prestito al Gubbio, la scorsa estate arrivi al Pergocrema e a gennaio della stessa stagione arriva la chiamata del Siracusa. Chi ti ha contattato e cosa ti ha convinto ad accettare?

«Già in passato sono stato vicino al Siracusa per i buoni rapporti che ci sono con la Sampdoria. Per quanto riguarda gennaio mi ha chiamato il direttore Laneri e non ho avuto dubbi ad accettare. Il Siracusa è una squadra forte, era prima in classifica e per me poteva essere un’ottima vetrina. Mi hanno cercato altre squadre del girone, ma non ho avuto nessun dubbio ad accettare il trasferimento in Sicilia. Pergocrema? Vivevamo situazioni strane, lasciando perdere gli stipendi, ma ogni giorno non sapevano se il giorno dopo il campo d’allenamento fosse disponibile ad esempio. A volte mancava l’acqua, situazioni davvero difficili».

Finora con la maglia degli aretusei 10 presenze e cinque gol. Ci racconti quello più bello o comunque quello che t’ha dato più emozioni?

«Sicuramente il primo, all’esordio (Siracusa-Triestina 2-0, ndr). Volevo spaccare tutto e fare bene. Quando entri in campo la gente pensa “Vediamo questo com’è” e credo di essermi presentato con un ottimo biglietto da visita no? (ride, ndr). Tra l’altro ero già in Sicilia da un po’, ma non giocavo perché fisicamente non stavo bene, quindi quel gol è stato quasi una liberazione».

Mercoledì scorso a Barletta, dopo aver chiuso il primo tempo in doppio vantaggio, nessuno si sarebbe aspettato il risultato finale. Cosa è successo?

«Alla fine del primo tempo ci siamo guardati tutti negli occhi, consapevoli che sarebbero rimasti 50 minuti di fuoco. Abbiamo dominato praticamente per 70 minuti, poi alcuni episodi li hanno favoriti e come si dice in questi casi “siamo andati in bambola”. Mi è, ma un po’ a tutti, rimasta dentro tanta rabbia. Perché, per esempio, se fossi riuscito a fare lo 0-3 non solo avremmo vinto ma probabilmente con un punteggio ancora più rotondo».

Esatto, qualche minuto prima dell’1-2 dei pugliesi hai avuto un’occasionissima per fare il tris, ma ti sei fatto ipnotizzare da Pane. Cosa hai pensato un attimo prima di tirare e quando l’estremo difensore dei pugliesi è riuscito a respingere?

«All’inizio ero convinto di essere in fuorigioco, poi più andavo avanti e più la porta si stringeva. In quei momenti, che sono frazioni di secondo, ti passano mille cose da fare per la testa e sicuramente ho scelto la peggiore. Pepe era più indietro di me e non l’avevo completamente visto. Comunque per un attaccante che si ritrova a tu per tu con l’estremo difensore, è difficile rinunciare al tiro. Col senno di poi, rivedendo l’azione, la rabbia aumenta perché avrei dovuto dribblare Pane. Mi dispiace parecchio, perché se avessi segnato, finiva davvero 0-5 quella partita».

Domenica affronterete il Prato, i tifosi vi chiedono 12 punti in queste ultime quattro giornate per continuare a inseguire la promozione diretta o almeno per consolidare i play off…

«Noi ci crediamo! C’è la consapevolezza che vincendo col Prato ci garantiamo quasi sicuramente un posto play off ed è già importante. Certo, poi se gli altri risultati ci sono favorevoli, l’obiettivo primo posto si avvicina e ripeto, noi ci crediamo. Chi tra Trapani e Spezia spero arrivi primo? Ti dico noi (ride, ndr) però se devo scegliere tra le due, preferisco che i liguri vadano direttamente in B. Perché i play off sono una lotteria, li vince chi sta meglio fisicamente e di testa. Certo può succedere di tutto, vedi la Juve Stabia l’anno scorso che arrivò quinta e venne promossa, ma levarsi di mezzo una squadra come lo Spezia non sarebbe male. Noi non abbiamo paura di nessuno e ce la possiamo giocare con tutti».

Sottil ti schiera spesso come unica punta con i tre o quattro trequartisti alle tue spalle. È un modulo che ti piace o sei più a tuo agio con un altro attaccante al tuo fianco?

«Mi piace parecchio giocare come unica punta, ma in passato ho giocato anche con l’attaccante accanto e va bene comunque. Perora giochiamo con i tre trequartisti e mi arrivano un bel po’ di palle giocabili, sia grazie ai cross che per via centrale e per un centravanti è l’ideale. Certo con un’altra punta si fatica di meno (ride, ndr). Io comunque sono a completa disposizione del mister e darò sempre il 100%».

Alcuni simpatizzanti aretusei hanno fatto brutte illazioni dopo la gara di Barletta, cosa vuoi dire loro? E invece, a coloro che vi sostengono anche nei momenti di difficoltà?

«Purtroppo, o per fortuna, il tifoso è così. Se vinci sei un campione, se perdi sei un co…(espressione colorita, ndr). Il vero tifoso è quello che ti sta vicino proprio nei momenti di difficoltà, è troppo facile criticare quando le cose vanno male. Per carità, poi è giusto dire che pagano il biglietto e hanno tutto il diritto di criticare o fischiare se le cose vanno male. Il loro sostegno per noi è importantissimo e ci potrebbe dare quella marcia in più per queste ultime giornate. Sentire certe voci, hai detto bene illazioni, è fastidioso ma noi andiamo lo stesso avanti, per cercare di raggiungere quel famoso obiettivo che è lo stesso che hanno i nostri tifosi».

Grazie e in bocca al lupo ad Emanuele Testardi…

«Grazie a voi e crepi!».



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Dario Li Vigni 12/04/2012
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