''L'Akragas vista da...'' Davide Sardo

Il giornalista agrigentino racconta le sue emozioni dopo la storica promozione


La promozione dell'Akragas continua a tenere banco in tutta Agrigento e la tifoseria si prepara per la grande festa di fine stagione. Ai nostri microfoni oggi, un giornalista che ha seguito da vicino la squadra di Rigoli sin dal ritiro precampionato, ossia Davide Sardo

Davide, come primo aspetto: che cosa rappresenta per la città di Agrigento questa promozione in serie D?

«Il salto di categoria, la promozione in D dell’Akragas, dopo tantissimi anni, rappresenta per la città un riscatto sociale e sportivo. È una crescita per la tifoseria e per la dirigenza che, dalla prossima stagione, avranno la possibilità di misurarsi e di confrontarsi con altre “piazze” capoluoghi di provincia non solo siciliani, ma anche calabresi, pugliesi e campani. Il “ritorno” dell’Akragas in serie D, in un torneo semiprofessionistico, è un beneficio per l’intera provincia. Anche i giovani delle varie scuole calcio potranno avere importanti punti di riferimento. Potranno assistere a partite dove non mancherà il bel calcio e l’agonismo professionale, tipico della serie D».

Segui l’Akragas da ormai 20 anni e forse più, come giornalista. Secondo te, questa squadra è la più forte della storia biancazzurra degli ultimi due decenni?

«Sì, è verissimo! Dal punto di vista giornalistico seguo l’Akragas dal lontano 1996 ed il mio primo servizio televisivo per l’emittente Teleacras, ironia della sorte, e’ stato l’incontro amichevole tra l’Akragas e la Nazionale Militare Italiana. Da “tifoso”, invece, seguo l’Akragas dal 1984, con la formazione biancoazzurra in serie C1. Avevo 11 anni, mio padre e mio fratello mi portavano con loro a seguire le partite casalinghe dell’Akragas, allo stadio Esseneto. Credetemi, rimanevo estasiato dalle giocate di Peppe Cau, Ciccio De Brasi, Beppe Catalano, per citarne alcuni. Poi con la mia professione inizio a seguire i campionati dell’Akragas, raccontando gioie e dolori della formazione biancoazzurra, tra promozioni e fallimenti. Rispondendo adesso alla tua domanda, sono convinto che questa attuale Akragas è la più forte degli ultimi 20 anni. La società ha costruito un’autentica corazzata, con giocatori capaci di fare la differenza contro qualunque avversario e su ogni campo. Sì, l’Akragas di Pino Rigoli e’ la più forte squadra vista finora all’Esseneto negli ultimi decenni».

Qual è stato il giocatore che ha inciso maggiormente nella promozione di quest’anno?

«Il giocatore che ha inciso maggiormente nella promozione dell’Akragas in D si chiama “collettivo”. Tutti hanno disputato la “stagione perfetta”. Tutti i giocatori hanno messo la loro firma sulla promozione in serie D. Anche lo staff tecnico, capitanato da mister Pino Rigoli, è stato all’altezza ed ha grandi meriti sulla vittoria del torneo di Eccellenza. Un plauso ed una menzione speciale meritano sicuramente i giovani akragantini. I vari Russo, Parisi, Morgana, Caci, Gatto, Fragapane, Alletto e Aprile, sono stati, a mio giudizio, determinanti per l’ottimo campionato akragantino. Ovviamente i titoli sui giornali e i voti più alti li hanno presi i già affermati calciatori del calibro di Nicola Arena (capocannoniere della squadra), Gerlando Contino, Gaspare Pellegrino, Cristian Criniti, Ciccio Vindigni, Giuseppe Fallea e Alessandro Bonaffini. Se dovessi scegliere il mio giocatore simbolo di quest’Akragas, allora dico, Alessandro Bonaffini. È un autentico fuoriclasse. Calciatore di grandissima caratura e affidamento, che tutti gli allenatori vorrebbero avere. Terzino, difensore centrale, centrocampista, ala, punta centrale: Bonaffini ha giocato ovunque quest’anno e si è sempre messo a disposizione della squadra. Da riconfermare a furor di popolo».

Che Akragas vedremo in serie D?

«Sarà una matricola terribile. Conoscendo i dirigenti akragantini e le loro ambizioni, sono convinto che l’Akragas sarà una buonissima formazione capace di dare fastidio alle società blasonate che punteranno alla vittoria della serie D. Molto però dipenderà dalle riconferme. Se dovesse rimanere Pino Rigoli alla guida tecnica e con lui gli artefici della promozione in D, l’Akragas avrà già una marcia in più, sarà quasi pronta per continuare a stupire. L’entusiasmo dei tifosi “spingerà” la dirigenza a mettere su un organico capace di ben figurare. Sono fiducioso per una stagione da protagonista per l’Akragas».

Sempre parlando in ottica futura, secondo te ci sono i margini per la permanenza di Rigoli e la riconferma del blocco vincente che ha portato la squadra nella quarta categoria?

«Pino Rigoli ha dimostrato di essere un ottimo allenatore e se fossi il presidente farei di tutto per riconfermalo e provare ad aprire con lui un ciclo di stagioni positive. Non sarà facile però “blindare” l’allenatore, richiesto da altre società di terza e quarta serie. Rigoli, comunque, non ha mai chiuso le porte all’Akragas. Recentemente, nel corso di una mia trasmissione TvSport su Agrigentotv, il vice presidente Angelo Vella, ad una mia precisa domanda sul futuro di Pino Rigoli, ha dichiarato: “Rigoli ha detto che resta soltanto se la società gli metterà a disposizione in serie D una squadra capace di puntare al salto di categoria. E noi faremo di tutto per accontentarlo”. Queste affermazioni fanno ben sperare affinché il matrimonio tra Rigoli e l’Akragas continui. E se Rigoli dovesse accettare il rinnovo del contratto, allora, la stragrande maggioranza dei giocatori di questa stagione continuerà a vestire la maglia biancoazzurra perché sono legatissimi al loro tecnico. Discorso diverso, invece, per i giovani della prima squadra, molti dei quali sono di proprietà del Catania. La loro riconferma è fortemente in dubbio perché la società rossazzurra li rivorrebbe indietro per la disputa del torneo nazionale Primavera, dopo l’ottima stagione con l’Akragas».

Qual è stata la partita più emozionante che hai seguito in questa stagione?

«Non una, ma diverse sono state le partite belle ed avvincenti in questa stagione. Ricordo il derby agrigentino d’andata Raffadali-Akragas, quinta giornata, con le due formazioni in vetta al torneo. Partita combattuta fin dal fischio d’inizio. Nella ripresa, nel finale, traversa clamorosa dei padroni di casa con Pasquale Galluzzo. Poi, dopo alcuni minuti, ingenuo fallo da rigore di un giovane del Raffadali su Arena. Calcia lo stesso Arena e l’Akragas vince la partita. Ed ancora la vittoria interna dell’Akragas contro il Campofranco, il successo in trasferta contro il Kamarat, il primo pareggio della stagione sul campo di Alcamo. A Natale la roboante vittoria sul campo in terra battuta del San Giovanni Gemini con due “perle” di Arena. Nel girone di ritorno ricordo con particolare emozione il successo contro il Campofranco sul campo di Casteltermini, poi il 2-1 casalingo contro l’Alcamo. Ma la partita più appassionante della stagione in corso, è stata senza ombra di dubbio la vittoria dell’Akragas sul campo del Monreale, che e’ valsa la promozione in D. A fine gara ho trattenuto a stento le lacrime, lacrime di gioia, perché finalmente la squadra della mia adorata città tornava nel calcio che conta».

Hai commentato tutte le partite interne dell’Akragas per una televisione locale: qual è stata la più difficile da raccontare agli spettatori?

«Sinceramente non vi è stata una partita difficile da raccontare al pubblico da casa. L’Akragas ha sempre dominato le partite, ha sempre giocato a viso aperto, ha sempre tentato di imporre il proprio gioco. Ricordo a malincuore la prima sconfitta della stagione dei biancoazurri, il 2-1 del Raffadali allo stadio Esseneto di Agrigento. Anche noi giornalisti eravamo abituati fin troppo bene al gioco spumeggiante dell’Akragas, ma contro il Raffadali, la formazione di Pino Rigoli, non è stata all’altezza del match. Tanti errori, tante disattenzioni difensive che sono poco costate la sconfitta interna».

Infine, che voto dai ai tifosi agrigentini?

«Dieci e lode. I tifosi akragantini sono stati encomiabili. Dopo un’apparente diffidenza sulla nuova Akragas, a causa della cocente delusione nella sconfitta interna contro il Citta de la Cava, per la promozione in D dello scorso 17 giugno 2012, i sostenitori biancoazzurri hanno domenica dopo domenica, partita dopo partita, contributo alla vittoria del torneo di Eccellenza. L’Akragas del presidente Silvio Alessi ha rifatto innamorare gli sportivi e li ha convinti a tornare in massa allo stadio. Il mio voto, dunque, non può che essere altissimo per i tifosi dell’Akragas, sempre presenti anche in trasferta a sostegno di un sogno chiamato serie D che è diventato realtà il 17 marzo 2013 sul campo di Monreale...».


Mauro Indelicato 26/03/2013
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