



Palermo: ‘Ecco chi è…’ Mauro Boselli
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L’ex attaccante del Noto, Mario Fontanella, ci ha rilasciato un’intervista esclusiva in cui ci ha parlato delle motivazioni che lo hanno portato a lasciare la squadra granata. Inoltre, sono stati tanti gli argomenti trattati, dal suo approdo alla Sarnese (sua nuova squadra), al feeling con i tifosi del Noto, dai complimenti per alcuni suoi ex compagni alla speranza che i netini si salvino.
Mario, sei andato via da Noto dopo una stagione e mezza. Il primo anno è andato alla grande, mentre il secondo un po’ meno. Cosa è successo?
«Rispetto alla stagione scorsa penso siano cambiate troppe cose. Credo che proprio i giocatori siano stati il fattore che non ci ha fatto esprimere al meglio. Sono rimasti solo un paio di quelli che hanno chiuso la bella scorsa stagione e tutti sanno che il gruppo alla fine è la cosa più importante in una squadra. Quindi, il riformare tutto dall’inizio compreso lo staff tecnico, non ha funzionato».
Adesso hai scelto la Sarnese, cosa ti ha convinto ad accettare questa offerta?
«Oltre alla comodità di avvicinarmi a casa, l’obiettivo della Sarnese mi ha invogliato ad accettare. L’obiettivo è chiaro, vincere il campionato, per me questo è fondamentale. Altre offerte? Devo dire la verità, mi hanno cercato quasi tutte le squadre del girone I, siciliane e non. Vibonese, Sambiase, Pro Cavese, Paternò, Nissa. Queste mi hanno cercato con insistenza. Però io l’avevo già detto ad inizio anno, se non avessi potuto giocare nel napoletano, avrei giocato solo a Noto».
Il tuo addio è stato inaspettato soprattutto per tifosi e ambiente, ma anche mister Betta si è detto sorpreso. Ci spieghi come è arrivata la rescissione con i granata?
«La domenica che segnai col Palazzolo, uscì la voce che io dovevo andare via. Per questo il giovedì successivo andai a parlare col presidente Musso. Chiesi chiarezza ed il presidente mi assicurò che non sarei andato via. Poi andammo a giocare a Vibo Valentia e pareggiammo. Nell’ultima gara in casa, al termine del match, la dirigenza mi disse che aveva deciso che era arrivato il momento che io cambiassi aria. Quindi è stato tutto inaspettato anche per me, io non sapevo niente. Una vera motivazione non c’è stata, mi sono solo sentito dire: “Non fai più parte dei piani del Noto”. Non sapevo nulla io e non lo sapeva neanche mister Betta, solo alla fine del match abbiamo appreso la decisione del club. Ci sono rimasto male, sono molto dispiaciuto perché tutti sanno che a me faceva immenso piacere giocare e vivere a Noto. Io l’ho sempre detto, a Noto ho vissuto benissimo, i tifosi mi hanno fatto stare come se stessi a casa mia, non ho mai sentito la lontananza da casa, anche se le cose sono andate male quest’anno. Spero almeno che il mio addio serva a salvare il Noto, non si può mai sapere, magari adesso arrivano ai play off».
Credi che gli ormai tuoi ex compagni siano in grado di centrare la salvezza?
«Mister Betta è un ottimo mister, uno che ti insegna realmente a giocare a calcio. I miei ex compagni, la maggior parte, sono davvero molto forti. Ci si chiede come mai una squadra con giocatori di questo livello sia lì sotto, il problema è che se non si crea la giusta amalgama, non hai dove andare. Io penso comunque, che il Noto si salverà e credo pure che ci riuscirà senza passare dai play out».
Leon Merito più volte si è reso protagonista nel Noto, è un giocatore sicuramente di altra categoria…
«L’ho già detto altre volte, qualsiasi azione pericolosa, in cui siamo andati in gol o vicini al gol, è nata sempre dai suoi piedi. Io ho fatto tre gol e me li ha fatti fare praticamente tutti lui. Poi ha fatto altre reti lui stesso e tanti altri assist. Non c’è niente da dire, i gol che abbiamo fatto praticamente sono arrivati tutti grazie a Leon Merito. Si vede che ha un altro passo. Ci chiedono come mai non vincevamo con Leon in squadra, ma un solo giocatore purtroppo non può sempre salvarti la partita».
Avete iniziato la stagione con Galfano, poi è arrivato Betta…
«Purtroppo con mister Galfano facevamo un modulo diverso e un po’ di giocatori erano fuori ruolo. Io per esempio giocavo esterno, mentre mister Betta ha cercato di metterci ognuno nel proprio ruolo. Da lì è andato tutto un po’ meglio, abbiamo fatto un po’ di punti e si vede che la squadra gioca discretamente meglio».
Si è parlato anche di problemi all’interno dello spogliatoio, ci puoi dire se c’è qualcosa di vero?
«Sì, se ne è parlato e si è detto che i “vecchi” andavano contro i “nuovi”. Davvero una cosa che non sta in cielo e neanche in terra. Non avrebbe davvero senso. Se ci sono stati problemi, c’è stato qualcuno che li ha voluti creare appositamente. Tra noi giocatori non abbiamo mai avuto problemi, se c’è stata qualche situazione non chiara, non siamo stati certamente noi a crearla».
Qual è il ricordo più bello che porterai con te dell’esperienza a Noto?
«Sicuramente la festa dell’anno scorso contro l’Acireale, dopo la vittoria nell’ultima giornata di campionato. Quest’anno per me è come se non ci fosse stato, lo voglio cancellare dalla mia testa. Non c’è niente che mi è piaciuto, dall’inizio alla fine. Togliendo i tifosi e la piazza in generale, il resto è niente».
Vuoi dire qualcosa e salutare i tifosi netini?
«Li voglio solamente ringraziare per quello che hanno fatto sino all’ultimo. Ripeto, mi hanno trattato come un figlio, come un fratello, sono stato davvero benissimo. Mi auguro solo che il Noto si salvi e se resta in D, spero che mi richiamino e io ci torno di corsa, perché in Sicilia mi trovo davvero bene».
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