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Prospero Santo, presidente della Nissa, ha concesso un’intervista esclusiva ai microfoni di Golsicilia.it.
Presidente, la scorsa settimana il grande esodo. Cosa è successo?
«In questo momento sono a Torino, andrò a Milano e mi sto spostando per cercare di chiudere alcuni cerchi riguardo a situazioni societarie e a giovani validi. Quello che è successo è la conseguenza ad una situazione societaria di difficoltà. Alcuni giocatori oggi cercano solo la matematica certezza economica piuttosto che affidarsi ad una squadra che è in un momento di ristrutturazione e quindi hanno preferito qualche titolo “di garanzia” piuttosto che la maglia».
I tifosi lamentano un mancato rispetto delle promesse, cosa si sente di rispondergli?
«Non so cosa si aspettano. Io non ho mai promesso nulla che non ho mantenuto. Avevo detto che sarei entrato in questa società per dare una mano a delle persone che avevano fatto l’impossibile per tenere in vita questa squadra. Io, attraverso amici del calcio e alcuni rapporti che stiamo cucendo con imprenditori locali, avevo l’obiettivo di chiudere la stagione in maniera decorosa salvando la categoria o almeno salvando la faccia e la società».
Mister Golesano è tra quelli che hanno lasciato…
«Beh sì, stavamo affrontando determinati discorsi per fare il “miracolo”, cercando di puntare su giovani che invece di pensare soltanto allo stipendio vogliono effettivamente giocare a calcio. Se stiamo lavorando in questa direzione e uno pretende soltanto lo squadrone o quel determinato giocatore a tutti i costi, molte volte non si può fare. Oggi la situazione in Italia non è facile e il calcio è lo specchio della realtà. In questo momento si può fare calcio pensando ai giovani ed è chiaro che ci vuole tempo. Stiamo cercando di mettere insieme un gruppo affiatato per salvare la categoria, ma se così non fosse, una retrocessione non è la fine del mondo».
Si è parlato nei giorni scorsi della possibilità che la squadra venga ceduta al Comune, che c’è di vero?
«La Nissa non è di qualcuno in particolare, la Nissa è della città. Per il bene della società, anche diciamo psicologicamente, si lancia un appello come per voler dire “Noi siamo arrivati fino qua e abbiamo fatto l’impossibile, che si fa?”. Ovviamente mi riferisco ai soci attuali. È una cosa fatta per cercare di dare spazio a chiunque voglia il bene della Nissa».
Tra gli altri, probabilmente quello che ha deluso di più la piazza è stato l’addio di capitan Avola. Se lo aspettava?
«Gli avevamo fatto un contratto che a lui stava molto bene. Nel frattempo è subentrata qualche altra società che gli ha offerto qualcosa di più oneroso e ammetto che mi ha deluso un po’. I soci e gli amici di Caltanissetta mi avevano detto di fargli un contratto importante e serio perché Avola è un capitano serio e sicuramente resterà con noi. Nonostante ciò, non è servito a nulla. Per cui ho qualche dubbio che lui fosse realmente così legato alla maglia».
Con mister Golesano via, squadra affidata definitivamente a Fama?
«Fama è una persona qualificata che sta dimostrando attaccamento alla maglia e alla città e dulcis in fundo, i risultati gli stanno dando ragione. Non mi dispiacerebbe che resti lui, ma verrà deciso insieme ai soci nel periodo delle festività natalizie. Sicuramente mister Fama merita un grande plauso».
Potrebbe arrivare, per rinforzare la rosa, qualche giocatore “Senior” svincolato?
«Stiamo lavorando per portare a casa quei quattro o cinque giocatori. Magari anche giovani, ma con esperienza di serie D. Vogliamo provarle tutte per salvare la categoria. Se questo non dovesse accadere, almeno la coscienza è apposto e potremo programmare una prossima stagione».
Presidente Santo, quale sarà il futuro della Nissa?
«Lo sapremo durante questi giorni di pausa. Spero in un futuro di calcio vero, calcio dei giovani e pulito. La città lo merita. Ne approfitto per fare un appello agli imprenditori, agli ex presidenti e dirigenti, insomma a tutto quello che è il calcio per Caltanissetta. Io non sono un presidente che vuole fare da solo, anzi sono disposto a mettermi da parte se c’è qualcuno che vuole fare realmente il bene della maglia biancoscudata».
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