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Torna l'appuntamento con "il Trapani visto da...". Questa settimana a rispondere alle nostre domande ci ha pensato Giuseppe Schifano, membro del gruppo facebook "il tifoso trapanese". Andiamo a conoscere il suo pensiero:
Il Trapani torna a vincere al Provinciale. Quanto è importante dal punto di vista psicologico?
«Importantissimo direi, per vari motivi: primo perchè questa mancava da molto tempo dal Provinciale e questo serve per cercare di ricucire un buon rapporto con i tifosi, sopratutto con quelli che una volta riempivano la gradinata e che domenica, vuoi per la diretta tv e vuoi per la mancanza di fiducia nella squadra, sono rimasti a casa; secondo fà acquistare ai giocatori fiducia nei propri mezzi e, in ultimo, dopo la vittoria di Salò penso che la squadra ci tenesse a dimostrare davanti al proprio pubblico che la sconfitta nella prima giornata è stata soltanto una falsa partenza».
Abate un po' beccato in occasione dell'errore. Poi il gol. Cosa pensi della punta atipica del Trapani?
«Su Abate la tifoseria è spaccata; c'è chi lo critica aspramente perchè lo accusa di non aver la lucidità davanti alla porta per far gol, e c'è, invece, chi come me dà un giudizio più globale sul tipo e sulla mole di gioco che l'allenatore gli chiede di fare. Io credo che un giocatore che gioca a tutto campo, è il primo difensore che va a pressare sul portatore di palla, che dà una mano in difesa e che in attacco gioca spesso di sponda per gli inserimenti dei centrocampisti, è da apprezzare ed elogiare e non è giusto beccarlo perchè poi arriva al momento di concludre a rete e magari stanco non riesce a centrarla. Comunque "Giovannino" è un ragazzo, oltre che generoso in campo, anche molto intelligente e le risposte le dà al momento giusto perchè anche se segna poco i suoi gol sono sempre pesanti come quello che ci ha permesso di vincere contro il Treviso e che ha zittito quelli che inveivano contro di lui ingiustamente».
Cosa pensi delle scelte tattiche del mister nella partita contro il Treviso?
«Sia domenica che contro la Feralpisalò ho notato che Boscaglia sta cercando con i nuovi innesti di rendere la squadra più imprevedibile e offrire pochi punti di riferimento agli avversari. Infatti il gioco sulle fasce, anche se non del tutto accantonato, rendeva questa squadra facilmente prevedibile perchè gli avversari bloccando queste riuscivano a metterla in difficoltà.
Certo non appena gli automatismi saranno perfezionati gente come Basso e Mancosu, bravi ad attaccare gli spazi, potranno rendere questa cosa più fattibile, fino ad allora la cosa più importante in queste prime giornate sarà mettere in cascina più punti possibili, a conferma di ciò il mister visto che la squadra non riusciva a mettere al sicuro il risultato sia a Salò che contro il Treviso ha inserito un difensore in più nel finale tirando per così dire i remi in barca e rimandando in futuro scelte più azzardate».
Dove può arrivare questo Trapani?
«Lo scorso anno con l'inserimento di tre-quattro pedine in una squadra che giocava a memoria, eravamo partiti con l'obiettivo di una tranquilla salvezza. Poi la storia della stagione ci portò a sfiorare per ben due volte la serie B. Memori della trascorsa esperienza la squadra di quest'anno, oltre ad essere più ricca di esperienza, è tecnicamente più forte della passata e quindi sulla carta non dovrebbe avere problemi a fare un campionato di vertice. Però una formazione che cambia per sette-otto undicesimi i propri titolari ha bisogno di tempo per trovare l'amalgama tra i reparti e per imparare a mettere in atto gli schemi provati in allenamento, ma credo che visto anche le compagine che ambiscono ai primi posti dopo qualche difficoltà iniziale il Trapani non dovrebbe avere problemi a centrare uno dei 4 posti dei play-off. Purtroppo per il primo posto penso che con l'organico che si ritrova il Lecce non dovrebbe avere problemi a centrare la promozione diretta».
Cosa vuol dire, a tuo parere, essere un tifoso?
«Per me essere tifosi del Trapani va oltre l'andare allo stadio, incitare la squadra sopratutto nelle difficoltà, seguirne le vicende ed appassionarsi ad esse. E' qualcosa di più profondo e interiore: è una passione. In me questa è nata una quarantina di anni fa quando mio padre mi portava al Provinciale a vedere i granata nella vecchia tribuna di legno, si può dire che allora è nata e con gli anni è cresciuta in me e penso mi accompagnerà per sempre. E' questa passione che anche dopo una sconfitta o una delusione ti riporta dopo una settimana a fare il biglietto per la prossima gara, oppure ti fa restare fino alla fine di una partita persa in casa per 5 a 1, immeritatamente, per applaudire i giocatori nonostante la febbre a 39° come mi è successo lo scorso campionato».
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