Enna, Cannarozzo a GS.it: «Annata storta? Salviamo il salvabile»

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Per l'Enna del presidente Peppino Cannarozzo quella che sta per concludersi sarà una stagione da dimenticare in fretta. La società gialloverde, fanalino di coda del girone B di Eccellenza, è già matematicamente retrocessa in Promozione con diverse giornate di anticipo. Scopriamo, con l'ausilio del massimo dirigente, come si è giunti a questo infelice epilogo.

Presidente Cannarozzo, dopo 7 anni di militanza nel campionato di Eccellenza l'Enna torna mestamente in Promozione con all'attivo solo due vittorie e due pareggi a fronte di ben 22 sconfitte. Quali i motivi profondi di questo tracollo?

«È la città a non rispondere più. Io che ho vissuto le vicende dell'Enna, da cinquant'anni a questa parte, mi trovo coinvolto in prima persona in questa situazione e cerco di salvare il salvabile, ovvero salvare il titolo societario. Nessuno quest'anno avrebbe voluto iscrivere la squadra ad inizio stagione e nessuno si è mai avvicinato concretamente per sostenere la squadra. Il campionato di Eccellenza ha ovviamente dei costi e noi stiamo cercando di giungere al termine onorando tutti gli impegni. Il prossimo anno si vedrà, ben venga chi vorrà occuparsi dell'Enna, io sono arrivato al capolinea».

Lei stesso, qualche settimana prima della matematica retrocessione, aveva annunciato che la società gialloverde sarebbe andata in Promozione. Tale consapevolezza è servita per poter ricostruire l'Enna, pronto magari a fare nuovamente il salto di categoria, o ha rappresentato un abbandono delle armi?

«Da molto tempo sapevo che la squadra sarebbe andata in Promozione. La nostra formazione non è stata mai nelle condizioni d'affrontare un campionato di Eccellenza e dunque per quest'anno non si è potuto fare molto di più. Non stiamo certo abbandonando la nave anche perchè si parla di un progetto importante con soggetti esterni che potrebbero dare il loro contributo. Staremo a vedere».

Fra i tanti problemi che hanno funestato questa stagione ricordiamo quello riguardante il 'Gaeta' chiuso a squadra e tifosi e la penalizzazione di 6 punti ad inizio campionato. Se potesse tornare indietro si sarebbe potuta evitare tale situazione?

«Non ho voluto toccare il tasto che riguardava lo stadio perchè anche questo fattore è stato determinante per il nostro campionato. Girare per cinque mesi la provincia alla ricerca di una struttura in cui potere giocare non è stato per nulla semplice. I potenziali investitori, che in un primo momento avrebbero voluto sostenere la squadra, si sono tirati indietro anche per questo motivo. L'unica nota positiva riguarda il fatto che siamo riusciti ad estinguere 43.500 euro di debiti presso la Federazione. Tornando indietro ad inizio stagione non si sarebbe potuto cambiare nulla poiché le questioni stadio e penalizzazione riguardano problemi accumulati negli anni».


Le ultime quattro giornate vi vedranno impegnati contro formazioni che lotteranno per non retrocedere. Si profilano altre goleade o bisogna aspettarsi qualche sorpresa da un gruppo composto da soli juniores?

«La squadra si giocherà le rimanenti gare con dignità. Abbiamo ovvi problemi di tenuta, visto che molti dei nostri giocatori lavora e può quindi allenarsi solo un paio di volte a settimana, rispetto a formazioni che sono partite con l'intento di fare un campionato di altissimo livello però nelle ultime uscite ho notato che almeno per 45' ce la giochiamo ad armi pari con chiunque».

I tifosi dell'Enna , delusi ovviamente da un'annata di questo tipo, auspicano l'arrivo di imprenditori   che possano mettere mano al portafogli. All'orizzonte ci sono prospettive di questo tipo?

«Come accennavo prima esiste un progetto in itinere per fare rinascere l'Enna ed io, ovviamente, mi auguro si possa realizzare. I tifosi meritano un discorso a parte perchè negli ultimi anni hanno creato solo degli scompensi. Personalmente conservo un ricordo diverso della tifoseria ennese.  Il pubblico si è allontanato sia per il problema dello stadio sia perchè avrebbe voluto dei campionati all'altezza di quelli disputati dieci o quindici anni fa. Ho sempre creduto nella spinta dei nostri tifosi ma allo stesso tempo li comprendo, la palla passerà nelle mani di qualcun altro che dovrà dare risposte concrete alla città ed ai sostenitori dell'Enna».




Salvatore Peri 21/03/2012
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