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Cronaca Classifica |
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Domenico Giampà è un centrocampista esterno con propensione offensiva di quasi 35 anni. Dopo una carriera passata tra serie A e B, l’ex modenese ha fatto una scelta di cuore, scegliendo di scendere di due categorie e andare al Catanzaro, squadra nella quale è cresciuto calcisticamente. Tra le ex squadre di Giampà ricordiamo Crotone, Ternana, Messina, Ascoli e Salernitana.
Domenico, il tuo trasferimento a Catanzaro è storia recente, dopo un paio d’annate passate a Modena. Come mai proprio Catanzaro?
«Ho scelto Catanzaro perché vi sono cresciuto, ho sempre seguito questa squadra e ne sono tifoso, ma non ho mai avuto l’opportunità di dimostrare il mio valore dove sono cresciuto e credo che il mio arrivo sia arrivato al momento giusto perché c’è una società che ha un progetto, una squadra forte, un mister che conosco e che ho affrontato tante volte da avversario, che può essere alle prime armi, ma è un allenatore preparato; tutte queste cose mi hanno portato a prendere questa decisione che per me non è un declassamento, ora spero di lasciare il segno nella squadra dove sono cresciuto e per la quale tifo sin da piccolo».
A proposito del mister, lui è calabrese come te: può essere, questa calabresità, un’arma in più per il Catanzaro?
«Sicuramente è uno stimolo perché ci teniamo in maniera particolare; se riesco a vincere un campionato con la squadra per cui tifo e dove sono cresciuto sarebbe il massimo, la ciliegina sulla torta. Sono venuto qua per fare bene, ero in B e tutti mi hanno preso per matto perché ho deciso di scendere in Seconda Divisione, ma io ci tenevo ed è stata una scelta di cuore, quindi ora devo solo fare bene, altrimenti anche queste scelte sono facili da dimenticare».

Sei sceso in campo soltanto due volte, nelle ultime giornate, ma sei già andato a segno. Cosa hai provato?
«Sono riuscito a trovare il gol nella partita contro la Neapolis, spero di farne qualcun altro da qua alla fine, ma l’importante è che la squadra raggiunga i propri obiettivi, noi scendiamo in campo per questo, per cercare di recuperare punti nei confronti di chi ci precede in classifica e facciamo la corsa sul Perugia stesso, perché abbiamo una squadra tale da poter puntare al primo posto, che è anche il nostro obiettivo». (Nella foto a destra la presentagione di Giampà con la maglia del Catanzaro).
Il rendimento recente del Catanzaro rivela che arrivate da cinque risultati utili consecutivi, con l’ultima sconfitta che risale alla gara di Lamezia. Continuando così, riuscirete a raggiungere e superare Perugia e L’Aquila?
«Sicuramente dobbiamo continuare su questa strada, perché siamo consapevoli di essere una squadra forte; certe volte, però, non basta essere forti, per vincere le partite devi metterti al pari dell’avversario. In questa categoria, poi, corrono tutti, caratteristica del calcio moderno, e in qualsiasi categoria se non ti metti a studiare gli avversari fai fatica, puoi chiamarti Milan, Juve o Inter, ma bisogna correre come corrono gli altri. Correndo alla pari degli altri, poi, il nostro tasso tecnico è elevato e può fare la differenza per vincere le partite, però dobbiamo avere fame e noi ne abbiamo tanta, dato che ci sono anche molti giocatori giovani che vogliono mettersi in mostra e fare bene».
La classifica dice che puntate alla promozione: puntate a quella diretta oppure andrebbe bene anche con i play off?
«L’importante è comunque salire, quindi non cambia molto se saliamo direttamente o dopo i play off. Come ho detto prima, noi vogliamo arrivare primi; nel girone di ritorno siamo partiti con otto punti di svantaggio dal Perugia, adesso siamo a sette punti con una partita in meno… I numeri nel calcio contano, loro nelle ultime quattro partite hanno fatto otto punti, noi in tre partite (il Catanzaro ha riposato, ndr), ne abbiamo fatti nove, quindi il nostro obiettivo è la promozione diretta e il primo posto. Per adesso i più forti sono quelli del Perugia, perché chi è primo è sempre più forte, ma noi vogliamo essere i più forti a fine anno, poi poco importa se arriveremo primi o secondo, l’importante è la promozione».
Domani sarete impegnati al “Grotta Polifemo”, sul campo del Milazzo. I rossoblu hanno fermato il Catanzaro all’andata pareggiando 1-1 ed è reduce da un pareggio in rimonta. Cosa pensi della squadra mamertina?
«Secondo me è una squadra in salute, anche perché abbiamo visto le immagini della partita contro la Vigor Lamezia e non meritavano assolutamente di perdere: hanno sbagliato il rigore alla fine, ma anche prima hanno avuto occasioni per passare in vantaggio, quindi si è trattato di un episodio. L’ultima partita, invece, erano sotto di due reti e hanno recuperato nel secondo tempo, tutto ciò vuol dire che sono in salute e noi dobbiamo essere pronti a ribattere colpo su colpo, mettendoci alla pari a livello fisico come corsa e come voglia. Se abbiamo tutte queste componenti possiamo venire fuori e fare risultato perché tecnicamente siamo più validi, ma come ho detto prima non basta avere un tasso tecnico migliore degli avversari se non corri quanto loro».
Tu hai già giocato in Sicilia, con la maglia del Messina: che ricordi hai di quest’esperienza?
«Messina per adesso è la piazza che ricordo con le maggiori soddisfazioni perché la promozione dalla serie B alla serie A, il settimo posto il primo anno di A e altre cose li hanno resi i due anni più belli della mia carriera, di cui ho solo ricordi bellissimi. C’era molto entusiasmo, il primo anno di serie A venivano allo stadio almeno 35.000 persone, tutti abbonati, giocavamo con questa media spettatori e contro Juve, Milan e Inter c’era il pienone. Ho un ricordo bellissimo, credo che Messina sia stato l’apice della mia carriera, a livello professionale; poi il gol che ho fatto a Milano contro il Milan e quello di Zampaga credo siano ricordati con piacere a Messina perché credo fosse la prima volta che il Messina vincesse a Milano (1-2 il risultato finale, ndr)».
Quest’anno il Messina è in serie D; tu continui a seguire le sorti della squadra giallorossa?
«Sì, lo seguo e se devo dire la verità seguo tutte le squadre nelle quali ho giocato. Purtroppo c’è la penalizzazione di sette punti e nonostante questo pensavo che il Messina avrebbe avuto la forza di recuperare, grazie anche ai giocatori che il Messina ha preso in estate, ma così non è stato perché, strada facendo, hanno perso tanti punti. L’Hinterreggio va molto forte e non credo che adesso mollerà perché durante il mercato ha anche preso giocatori di categoria superiore; il Messina era la squadra forte, ma adesso lo è anche l’Hinterreggio e arrivare al primo posto sarà molto difficile, questi sette punti stanno pesando veramente tanto. A inizio campionato, comunque, pensavo che questa penalizzazione si poteva recuperare grazie a una serie di vittorie consecutive, ma questo non è avvenuto; gente come Corona, Coppola che è tornato a Messina, D’Alterio che l’anno scorso ha fatto un grande campionato con la Salernitana, sono tutti nomi di primo livello e come ti ho detto prima i nomi non bastano se non corri quanto gli avversari; non so se al Messina sia mancato questo, ma se non hanno recuperato vuol dire che qualcosa è mancato».
24 ottobre 2004. Che ricordi ti suscita questa data?
«L’infortunio… Ormai è passato, fa parte del gioco; ognuno ha un destino e nella sfortuna sono stato anche fortunato perché quell’infortunio non ha preso tendini e quant’altro ma è stato solo a livello muscolare. Il problema più grande è stato lo schock che ho avuto per i due anni successivi all’incidente, quando mi svegliavo durante la notte perché facevo degli incubi, ma erano tutte delle cose inconsce, perché da sveglio neppure le ricordavo la mattina dopo. Era brutto quando mi svegliavo e avevo la sensazione che mi mancasse il respiro, ma si trattava solo dello schock conseguente all’infortunio che purtroppo è arrivato in un momento in cui andavamo veramente alla grande, ma ci sta». (A sinistra, una foto dell'infortunio, con lo squarcio nella coscia durante la gara Messina-Lecce).
Se non sbaglio, per ricucire ci sono voluti quasi 150 punti di sutura, quasi un record…
«Sì, mi hanno detto che forse addirittura erano più di 150, ma l’importante è aver recuperato, in quel momento pensavo che potevo smettere, invece ho avuto la testa dura continuando a lavorare e sono rientrato in campo dopo due mesi».
Infine, tra qualche giorno compirai 35 anni: per quante stagioni, ancora, ti vedremo protagonista sui campi di calcio e quando appenderai gli scarpini al chiodo?
«Questo l’ho detto quando sono arrivato qua a Catanzaro, gli stimoli ce li ho perché me li danno i miei figli, ho due gemelle di un anno e mezzo e vorrei giocare fin quando capiscono che vengono allo stadio capendo quello che ha fatto il loro padre, però bisogna vedere fin quando il fisico reggerà. Per come sono fatto io, voglio dare sempre il massimo, fin quando potrò voglio fare questo mestiere, se così si può chiamare, perché si tratta di una passione. Voglio fare questa cosa perché è quella che mi riesce meglio e ho tanta voglia di giocare, come i ragazzini. Inoltre, vorrei giocare ancora in serie B, spero con la maglia del Catanzaro, sono sceso di categoria per questo: il mio obiettivo, quello della squadra e quello del presidente è quello di arrivare in serie B, quindi gli stimoli ci sono. Non so, invece, quando smetterò; lo scorso anno ha smesso Colucci, che a Modena ha fatto quasi tutto il campionato da titolare. Se si fa una vita regolare puoi durare anche di più, perché anche gente come Zanetti, Maldini ecc. sono arrivati a quasi 40 anni senza infortuni gravi e grazie a una vita regolare. Se non fai una vita regolare, forse a 31-32 anni è il caso di smettere. Io però ho voglia e voglio assolutamente continuare».
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