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Sabato pomeriggio il Palermo sfiderà il Brescia al “Barbera” così abbiamo deciso di sentire Emanuele Filippini, centrocampista del Palermo di Guidolin che ottenne l’ultima promozione dalla B alla massima serie nonché bresciano Doc. Con l’ex calciatore, oggi dirigente alla FeralpiSalò in Prima divisione, abbiamo ripercorso alcuni momenti di quell’annata, concludendo la chiacchierata sulla sfida tra rosanero e rondinelle. Queste le sue parole in esclusiva a Golsicilia.it.
Emanuele, partiamo dalla storia, sei stato uno dei protagonisti dell’ultima promozione dei rosanero dalla B alla A, che ricordi hai di quell’annata?
«Ricordo bellissimo, anche se sono stato in Sicilia solo pochi mesi. Da 32 anni il Palermo non andava in A e far tornare una città che aspettava quel momento da tanto tempo nella massima serie è stato stupendo. Vedere la gente contenta, tutta la città addobbata di rosanero, sono cose che porterò sempre nel cuore. Ancora oggi, se incontro qualche palermitano, mi fanno i complimenti per quella stagione e questo mi fa un piacere immenso».
In quello scorcio di stagione riesci anche a segnare quattro gol. Quale ricordi con più piacere? Magari quello nel derby con l’esultanza sotto lo spicchio dei tifosi etnei in cui hai “suonato” la bandierina del corner come fosse una chitarra (foto a destra)…
«Sicuramente quello nel derby con il Catania vinto 5-0 per due motivi. Uno proprio perché era una partita sentitissima e siamo riusciti a vincerla alla grande, l’altro perché non era mai successo che io e mio fratello riuscissimo a segnare nella stessa partita. Esultanza? So che ha fatto arrabbiare i tifosi catanesi, ma non volevo prendere in giro nessuno. Sinceramente (ride, ndr) ho ancora un poster gigante dove è immortalato quel momento».
Tu e tuo fratello Antonio, oltre alle ottime prestazioni sul campo, siete ricordati anche per quel concerto sotto la curva Nord in occasione dei festeggiamenti della promozione…
«Ricordo molto rock (ride, ndr)! Era la prima volta che suonavamo davanti a oltre 40.000 spettatori, ci siamo sentiti dei veri componenti di una band. Abbiamo capito cosa provano gli artisti quando suonano le proprie canzoni davanti a tantissima gente, davvero un ricordo da pelle d’oca».
Nonostante l’ottima annata, sia tu che tuo fratello non venite confermati per quella successiva nella massima serie e passate alla Lazio. Come mai?
«Beh per vari motivi. Guidolin aveva deciso di cambiare modulo, inoltre sono arrivati tanti altri giocatori. Noi non avevamo chiesto di avere il posto fisso da titolari, ma almeno di non partire già dall’inizio come riserve, anche perché c’erano tanti calciatori che avevano portato il Palermo in A ed erano considerati presunti titolari, insomma anche noi volevamo essere tali. Così non è stato e abbiamo deciso di andare via. Ci tengo però a dire che non c’è, e non c’è stato, alcun rancore».
C’è qualcuno di quei tuoi ex compagni che senti ancora oggi?
«Beh sicuramente il “Genio” Corini, siamo ancora in contatto. Poi i vari Toni, Grosso, Biava ma un po’ tutti. Con piacere ricordo anche Gasbarroni, il nostro cantante al concerto sotto la curva Nord (ride, ndr) per la festa della promozione».
Sabato il “tuo” Brescia farà visita al Palermo, quest’anno cosa è successo alla Rondinelle?
«Mah, tante vicissitudini societarie, poca organizzazione e troppi allenatori (Giampaolo, Maifredi, Bergodi e ora Iaconi, ndr). Insomma un po’ un casino. Quando succedono queste cose la squadra ne risente, infatti ultimamente i giocatori si sono dimostrati sotto tono e nervosi».
Che partita sarà?
«Sulla carta il Palermo può vincere a mani basse, anche perché il Brescia è rimaneggiato da infortuni e squalifiche, su tutte quella di Caracciolo. In più i rosanero stanno volando sulle ali dell’entusiasmo visti gli ultimi risultati. Tuttavia la serie B è un campionato equilibrato dove un episodio può fare la differenza».
Pronostico?
«Dovessi giocare la schedina, metterei 1 fisso. Vince il Palermo 2-0 con gol di Dybala e Lafferty. Le squadre di Iachini però hanno sempre raggiunto il proprio obiettivo grazie alla forza del gruppo e anche se i rosanero hanno grandissime individualità è questo che farà la differenza. In più non dimentichiamo il pubblico, se accorre in massa allo stadio in queste ultime giornate fungerebbe davvero da 12esimo e forse anche da 13esimo uomo in campo, così come è stato per noi 10 anni fa. Se indovino il 2-0, sarò costretto a giocare sempre la schedina (ride, ndr)».
Oggi cosa fa Emanuele Filippini?
«Sto facendo il responsabile del settore giovanile della FeralpiSalò che milita in Lega Pro Prima divisione. Mi piacerebbe tuttavia tornare a fare l’allenatore perché stare dietro una scrivania non mi piace granché, sono più portato a stare in trincea sul campo. Un po’ come mio fratello che oggi allena la Berretti proprio della Feralpi».