



Catania-Cagliari 1-1: le pagelle
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Il Raffadali sta pagando un inizio di campionato difficile, che ha condizionato tutto il proseguio della stagione. Adesso i ragazzi di Bellomo hanno trovato più continuità nei risultati, e sognare la salvezza non è così impossibile. In esclusiva a Golsicilia.it si è raccontato uno dei tanti giovani protagonisti della società agrigentina: si tratta del portiere classe ’96 Antonio Vizzì, che ha dimostrato di meritare il posto da titolare conquistato a suon di ottime prestazioni, e impreziosito anche da i risultati che la squadra ha iniziato ad ottenere proprio partendo da un girone fa, quando il Raffadali ha trovato la sua prima vittoria in campionato con la Riviera Marmi.
Dopo il pareggio a Favara, quante possibilità di salvezza vi date?
«Secondo me abbiamo ancora buone possibilità perché la squadra ci crede, e io sono il primo di tutti a credere in questa impresa possibile. Noi lavoriamo sodo tutti i giorni, e secondo me continuando a lavorare così riusciremo a toglierci delle soddisfazioni importanti».
Quello del portiere non è un ruolo semplice: tu come vivi ogni partita?
«Il ruolo del portiere nel calcio è particolare: in certe partite sei un eroe, in altre rischi di essere un disastro per la tua squadra. Ogni volta che scendo in campo c’è sempre tensione, ma quando effettui la tua prima parata ti sblocchi e capisci che potrebbe essere la tua partita, qui la tensione va via e non pensi più a nulla. Vivi la partita in modo particolare, sapendo che un tuo errore vale più di quello di un attaccante, perché i tifosi si ricordano più dei tuoi errori, delle tue papere, e meno degli sbagli di un attaccante».
Che rapporti hai con mister Bellomo? Stai ripagando a pieno la sua fiducia…
«Devo ringraziare sempre il mister, fin da agosto, quando mi ha cercato e voluto, perché è una splendida persona con cui ho un rapporto ottimo anche fuori da campo. Ci sentiamo dopo le partite, è sempre disponibile; in campo con me si comporta sempre bene, quando sbaglio, e mi consola con una pacca sulle spalle dicendo “domenica prossima non preoccuparti, farai meglio”, sia quando faccio belle parate, affermando “oggi hai fatto bene, ma domenica da te mi aspetto miracoli!”. E poi mi aiutato tanto a recuperare la forma che ad inizio anno un po’ mi mancava, quindi diciamo che ci fa lavorare tanto, ma i risultati si vedono e ci stiamo togliendo diverse soddisfazioni».
Per gli addetti ai lavori che ancora non ti hanno notato, quali sono le tue caratteristiche?
«Fisicamente sono alto, un po’ robusto, ma credo che la mia migliore qualità sia, anche a primo impatto possa non sembrare così, la reattività, in particolare sulle doppie parate. E penso che il gesto tecnico che mi riesce meglio è l’uno contro uno a tu per tu con l’avversario, ovvero l’uscita bassa, forse anche perché, non so, o gli faccio paura, o magari li faccio ridere (sorride, ndr). L’importante è che continui a fare bella figura in questo gesto».
Sei imbattuto da quattro partite: questo record un po’ ti pesa?
«Pressione no, anzi mi fa piacere. Domenica, quando l’attaccante del Favara ha calciato il rigore, ho pensato che la mia striscia di imbattibilità fosse finito, ma per fortuna è andata. Tutti mi dicono di non pensare a questo record, e quindi il mio unico pensiero quando scendo in campo è cercare di non prendere gol; perché se non si prende gol, la partita non si perde! Poi è chiaro che preferisco una bella prestazione della squadra ad una mia personale, meglio vincere 3-2 che pareggiare 0-0».
Chi secondo te vincerà questo campionato?
«Per come ho vissuto le ultime partite, l’unica squadra che mi sembra davvero attrezzata per vincere il campionato è la Leonfortese, con Marsala subito dietro, mentre le altre che stanno in alto non mi hanno impressionato. Anche Parmonval e Alcamo adesso stanno facendo, ma il campionato è davvero incerto, alla fine vedremo chi avrà meritato di più. Adesso direi che la Leonfortese è favorita, ma mancano 5 partite e può succedere di tutto».
Perché hai deciso di andare al Raffadali?
«Sono nato a Lentini, ho iniziato a giocato a Siracusa con l'Augusta prima e l'Hellenika poi, e adesso voglio continuare ad inseguire quello che è il mio sogno, giocare a calcio, non tralasciando però gli studi, che sto continuando anche qui a Raffadali. È dura, però quando questo lo fai per passione, torni a casa dopo l’allenamento e sei veramente soddisfatto. Questa è la vita che mi piacerebbe continuare a fare, sarebbe la realizzazione di un sogno che ho fin da bambino. Un po’ mi manca aver lasciato la mia vita a Lentini, i miei amici che non sempre riesco a vedere; però non mi pesa, perché è la vita che avrei voluto fare e che quest’anno mi sta portando diverse soddisfazioni. Spero che con il tempo riesca ad interessare anche a squadre di categoria superiore, sarebbe un vero sogno; ma fin quando starò qui darò tutto per portare in alto il Raffadali».